FAME!

1.

In che modo dare il via a tutta questa messa in scena? Oh, sì:

Interno, tramonto, casa del protagonista (che sono io)

Siedo sul divano, da solo, senza far nulla, come ogni giorno nell'intervallo tra il lavoro e l'ora di cenare. Il joystick della mia Playstation 4 e il telecomando sul cuscino, il portafoglio e un bicchiere di vetro che non ho mai voglia di riportare in cucina sul tavolino davanti a me.

Il nervosismo comincia a salirmi su come un pasto non digerito.

Non ho problemi di soldi, posso ordinarmi una pizza tutte le sere. Il problema non è quello.

  • DRIN!

Il campanello. Mi tremano le gambe, ma solo un po'. Alzo le chiappe pesanti, giro un paio di volte intorno al divano.

  • DRIN DRIIIN

Ok, mi tocca. D'altra parte l'ho chiamato io.

Apro, ma solo un po', non tolgo la catenella finchè non sono certo.

Stavolta è una bella ragazza bionda, il che rende le cose più difficili.

«Ciao!» mi saluta, poi mi guarda come se si aspettasse qualcosa, e in effetti è così, sono io che dimentico le mie battute.

«Ciao, scusa» riesco a biascicare, poi apro la porta. Il mio portafoglio è ancora sul tavolino.

«Ah, entra pure un momento» azzardo, mentre recupero il denaro, ma lei non si muove. Torno sulla porta, pago la pizza, mi saluta, la saluto (credo di averlo fatto) e chiudo la porta.

Magari la prossima volta andrà meglio.


2.

Esterno giorno. Fermata del bus, o fermata della metro, non è importante, tanto va più o meno sempre allo stesso modo.

Li guardo, non mi guardano, se per caso incrociano il mio sguardo lo abbasso subito. Pensavo che con questo nuovo lavoro, con il bel vestito scuro e la valigetta, avrei avuto un aspetto più intrigante, che magari qualcuno mi avrebbe fermato per chiedermi l'ora, per fare due chiacchiere, chissà, magari una bella ragazza mi avrebbe chiesto una sigaretta. A volte da cosa nasce cosa, così mi hanno sempre detto.

Penso che il vestito non c'entri niente, né il mio aspetto o la mia faccia, d'altra parte non sono un brutto ragazzo, nella media direi.

Penso che il problema sia che lo capiscono. Avvertono il mio disagio. Vedono il mio bisogno. A volte penso di comportarmi in maniera normale, ma le persone sanno che voglio qualcosa da loro. Le ragazze lo hanno sempre capito subito, per questo mi hanno sempre evitato... E dire che mi basterebbe così poco.

Quello che succede quando sono al lavoro non è importante, lì non ho problemi. Ho un ruolo ben definito, le persone sanno precisamente cosa voglio quando vado da loro e loro vengono da me quando hanno bisogno di qualcosa. In ufficio non ho alcun problema, certo anche lì non posso dire di aver stretto grandi amicizie, non sono neanche mai uscito coi colleghi a fine giornata, ma in fondo è meglio così. Da un certo punto di vista mi faciliterebbe le cose, ma da un altro... No, rischierei di rovinare tutto, meglio tenere una certa distanza.

Rientro a casa, come ogni sera, da solo.


3.

Interno notte, sempre a casa mia, dove volete che vada?

È sempre più difficile. Grazie a internet ho molta più scelta, naturalmente: non serve che chiami la pizzeria sotto casa, ci sono locali che fanno consegne anche dall'altra parte della città. Forse così sarebbe meglio...

Però, quella ragazza bionda di ieri sera era davvero bella. Ma come potrei fare, se non riesco nemmeno a spiccicare tre parole?

Oggi non sono nemmeno riuscito a chiamare e sto morendo di fame, ma ormai è un po' tardi.

Decido di fare qualche prova. Dicono che il teatro aiuti...

«Ho solo un pezzo da 20»

«D'ora in poi ordinerò sempre da voi!»

«Buona serata anche a te... e buon lavoro!»

«La prossima volta scendo io sai!»

«Scusa se ti ho fatta uscire con la pioggia!»

... oh sì, questa è buona. Un po' ipocrita forse ma buona.


4.

Esterno giorno. Una di quelle inquadrature con il protagonista che cammina in mezzo alla gente e lui è l'unico che va controcorrente rispetto alla massa di persone, sapete. Penso che serva a enfatizzare la sua diversità, o forse il fatto che ha un obiettivo in mente e molti ostacoli da superare davanti. Nel mio caso mi piacciono entrambe le interpretazioni.

Interno, un orario indefinito. Di nuovo a casa mia, un altro bel montaggio credo che riassumerebbe bene il mese e mezzo che ho appena trascorso. Io sul divano a far niente, io che parlo da solo davanti allo specchio, io che apro la porta al portapizze che non è mai la bionda dell'altra sera... l'avrò spaventata? Nah, cosa vado a pensare, se mi metto in testa certe idee sono finito.

Bè, come ogni sera mi ritrovo con una pizza calda in mano e una porta chiusa in faccia. E comincio pure a sentire una certa puzza... dovrei buttare la spazzatura, ma non voglio che i vicini mi vedano gettare decine di cartoni di pizza, potrebbero pensare peggio di quanto già non facciano.


5.

Interno, ora di cena. Son sempre a casa mia, eh. Se vi sembra una storia ripetitiva, pensate alla mia vita.

Non ce la faccio più nemmeno io.

Però dai, prometto che stasera le cose cambiano.

- DRIN!

Ecco il campanello ed ecco l'ennesimo portapizze anonimo... E invece no! Il profumo dei suoi lunghi capelli biondi mi inebria, lo avverto ancor prima di aprire la porta, e stavolta non c'è catenella che tenga, la spalanco subito e le faccio un bel sorriso: sì, ce l'ho fatta!

È proprio lei. La sua giacca sgocciola e i capelli sono appiccicati alla fronte.

Mi sorprendo con uno «Scusa se ti ho fatta uscire con la pioggia!» che non provavo da un po', e a dirla tutta non mi ero nemmeno accorto che avesse preso a piovere.

«Figurati» risponde con un sorriso, che immediatamente si trasforma in una smorfia.

«Cos'è questa puzza?» Dice, e io penso, che cazzo, lo sapevo che dovevo fare pulizia.

Bofonchio giustificazioni a caso, ma so che l'ho persa. E il portafoglio è sempre sul tavolino accanto al bicchiere.

«Aspetta solo un attimo...» le dico, ma neanche mi guarda in faccia e si copre il naso con una mano, e che lunghe dita affusolate che ha...

Quando torno alla porta è voltata dall'altra parte.

«Ecco qua» le dico, e quando si volta non ha nemmeno il tempo di accorgersi del bicchiere con cui la colpisco in fronte. Lancia un gridolino, cazzo, pensavo fosse come nei film, un colpo e subito ko.

Afferro la giacca, la tiro dentro e la colpisco ancora, e ancora. Tanto che importa se si rovina un po'?

A questo punto ci sta un bello stacco, non trovate?

Sono a tavola, ben apparecchiata, finalmente, con una bella tovaglia, una candela e un piatto buono. Per l'occasione ho fatto le cose per bene. Certo, c'è ancora il tanfo di tutte quelle cazzo di pizze che non ho mai mangiato, dovrò comprare degli incensi o qualcosa del genere, ma poi che importa? Finalmente ce l'ho fatta, ho fatto il grande passo! Ok, magari non è stata una mossa strategicamente molto furba, non ci metteranno molto a risalire a me... Ma cosa me ne frega? Magari ci faranno pure un film.

Quello che conta è che lei è qui davanti a me... è bellissima, anche se l'ho un po' ammaccata... ma tanto non deve essere bella, l'importante è che sia buona.

Comincio dalle dita.