Brandendo la spada della giustizia mentre pattuglia la città, FantaKnight mette in riga i cattivi e salva le fanciulle in difficoltà... o almeno ci prova. È un supereroe d'altri tempi, un cavaliere in un'epoca poco cavalleresca o forse soltanto un idiota in costume?


1. A KNIGHT IN SHINING ARMOUR


Alle due del mattino di giovedì, mentre camminava a passo svelto per le viuzze acciottolate del ghetto, Greta si ritrovò a ringraziare il suo vecchio per le scarpinate nei boschi in cui la trascinava da bambina. Adesso, dopo aver gettato le sue nuove scarpe tacco 11 in un bidone della spazzatura, i calli sulla pianta dei piedi che si portava dietro da allora non le sembravano più un'antiestetica scocciatura, ma un soffice cuscino di nuvole sul quale quasi galleggiava. Non c'era nessuno in giro: molti studenti con la fine della sessione estiva se n'erano tornati da dove provenivano e, considerando l'età media dei residenti di quella zona, anche incontrare qualcuno dopo le sei di pomeriggio sarebbe stato sorprendente.

Attraversando la città deserta Greta fantasticò un po' su quanto un'apocalisse zombie avrebbe posto fine a diversi dei suoi problemi, ma poi uno scampanellio rugginoso la riportò alla realtà.

«Bella!» Si sentì chiamare. Sbuffò tra sè e sè, pregustando un nuovo capitolo della sua serata di merda.

Il tipo, preannunciato dal puzzo d'alcool, sbandava su una bicicletta scassata. Era da solo, per cui Greta non si preoccupò più dello stretto indispensabile quando s'accostò a lei, riproponendo sputacchiando il suo galante saluto.

«Buonasera» rispose lei serafica, senza guardarlo. L'ubriaco intensificò il suo tentativo di approccio, chiedendole informazioni sul suo percorsi di studi, la sua famiglia, sul suo ragazzo. Greta rispose con meticolosità, inventando di sana pianta, abituata com'era a intrattenere conversazioni simili con gli operatori di call center che le rompevano le scatole quotidianamente.

Non era per nulla intenzionata a portarselo dietro per molto, però.

«Senti» lo interruppe quando non mancava più di mezzo chilometro dal suo incrocio. Si fermò, incrociò le braccia e lo fissò dritto negli occhi. Lui poggiò un piede a terra, barcollando pericolosamente.

«Io devo proprio tornare a casa e tu dovresti fare lo stesso, ok? Grazie della compagnia e buonanotte!»

L'ubriaco si guardò intorno spaesato e, pensò Greta, interpretò quello come un segnale positivo.

«Ti accompagno a casa io» biascicò, «ti do un passaggio!»

«Non torno a casa se continui a seguirmi» rispose lei con fermezza, «e non mi va di passare qui tutta la notte.»

Preso alla sprovvista, il tipo rimuginò per un momento. Poi... un colpo di tosse. Qualcuno, da un vicoletto dietro di lei che non aveva notato, si schiarì la voce. Per un istante Greta gelò, temendo d'essersi ficcata in un gran brutto guaio.

«La signorina ti ha detto di lasciarla in pace!» Parlò uno sconosciuto dalla voce profonda. Poi, si portò sotto la luce di un lampioncino sfarfallante.

Era uno spilungone con un costume da cavaliere completo di mantello. Indossava un elmo con un solo corno, la visiera calata per celare il suo volto e se ne stava lì, con le gambe divaricate e le mani sui fianchi.

Ma tutti io li trovo? fu il pensiero di Greta. L'ubriaco pareva invece piuttosto interessato.

«Figata!» Esclamò. Studiò il tizio in armatura squadrandolo dalla testa ai piedi, poi si fissò sul fodero della sua spada.

«Me la fai vedere?» disse, indicandolo con la mano. Il cavaliere, perplesso, guardò la lama infoderata, portò una mano sull'elsa e minacciò «non ti conviene che io la sfoderi!»

«Divertitevi, eh» fece Greta scansando il suo corteggiatore. Quel bizzarro teatrino la intrigava, ma preferiva non farsi coinvolgere ulteriormente da quei due deficienti.

«Aspetta!» La chiamò il cavaliere, «non hai bisogno di aiuto?»

«Mi sa che tra noi tre quello che ne ha più bisogno sei tu» ribatté lei allontanandosi, mentre lui teneva a bada l'altro idiota, che cercava di allungare le mani sull'arma. Il suo sguardo (o meglio, il suo elmo) passava dal tizio a lei, da lei al tizio, palesemente indeciso sul da farsi. Finalmente, con una spintarella si liberò di lui: il tipo cascò a terra con tutta la bici e restò lì imbambolato, come se non si fosse nemmeno reso conto dell'accaduto. Il cavaliere lo superò con una falcata e le andò dietro.

«È pericoloso per una fanciulla passeggiare da sola a quest'ora di notte!»

«Eh sì, c'è un sacco di gente strana in giro...»

«Appunto, lascia dunque che ti scorti a casa!»

«Senti anche tu» si spazientì lei e si girò per fronteggiarlo, con tanta foga che il cavaliere fece un passo indietro, «Non ci finisco su YouTube con queste stronzate, quindi vedi di lasciarmi in pace, hai capito? Torna a giocare con i tuoi amici nerd a...» s'interruppe. Alle spalle del cretino in armatura, l'altro cretino in bicicletta si era volatilizzato, ma la sua bicicletta era rimasta a terra. Spintonò via il cavaliere, si avvicinò e, dopo essersi guardata intorno per un attimo, la raccolse e la inforcò.

«Ehi, ma quella bici non è tua!» Protestò lui.

«Già, ma sono a piedi scalzi e voglio mettere quanta più strada possibile tra me e te, quindi» fece il cenno di saluto con due dita «a mai più!»

E pedalò via nella notte, lasciandosi alle spalle il suo aspirante salvatore.

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