IL BAMBINO NELLE PARETI

Frequentavo l'università e quei pochi soldi che tiravo su lavorando la sera in pizzeria finivano buttati nell'affitto di un "enorme appartamento a due passi dal centro storico, luminosissimo, bagno nuovo" che condividevo con altri ragazzi, studenti e lavoratori. L'appartamento era davvero a due passi dal centro storico ed era sì, piuttosto grande, ma quando otto persone abitano nella stessa casa vedi più porte chiuse che finestre aperte e un bagno, per quanto nuovo, non è certo sufficiente a garantire in maniera efficace il soddisfacimento delle funzioni biologiche di base dell'essere umano.

Dei miei sette coinquilini due dividevano la tripla con me, due ragazze occupavano la stanza più spaziosa, una coppia che stava per i cavoli suoi si era presa la stanza matrimoniale e un ultimo ragazzo dormiva nel salottino sul divano-letto. Tommy, così si chiamava l'inquilino del divano, mi stava molto simpatico, ma tendeva a prendere le cose un po' troppo sul serio. Un giorno mi raccontò che i ragazzi che vivevano in casa con lui tempo prima scherzavano spesso su Bartolomeo, il bambino che viveva dentro le pareti. Dicevano di non preoccuparsi a buttare la spazzatura o lavare i piatti, perchè tanto ci avrebbe pensato lui. Un po' come il gemello malvagio di Bart Simpson si nutriva di teste di pesce, Bartolomeo (nome non casuale, di certo) era stato abbandonato e, non conoscendo nulla del mondo, aveva finito con il prendere dimora tra le intercapedini dei muri, spazzolando ciò che restava dei pasti degli abitanti dell'appartamento Tommy me ne aveva parlato un giorno che, tornando a casa dopo lavoro, avevo notato di aver lasciato una pentola e un piatto sporchi nel lavandino in cucina e mi ero scusato. Ero troppo stanco per lavarli sul momento e promisi che lo avrei fatto il giorno dopo, ma il mattino seguente li trovai già puliti e riposti nel mobile. Pensai che se ne fosse occupato Tommy e non ci pensai più, perchè l'ultima cosa che uno studente universitario ha in testa è lavare i piatti. Un'altra sera tornai molto tardi e trovai Tommy ancora in piedi, con un'espressione preoccupata sul volto. Gli chiesi cos'aveva che non andava, ma mi rispose con un sorriso nervoso che ogni volta che qualcuno dei ragazzi passava per andare in cucina o in bagno durante la notte lui si svegliava e, vedendo l'ombra nella semioscurità del corridoio, gli tornava in mente Bartolomeo e non riusciva più a prendere sonno.

Passò la primavera, iniziò l'estate e finì la sessione d'esami, così il mio appartamento si svuotò un po' per volta. Agosto trovò soltanto me e Tommy in casa, ma non ci vedevamo quasi mai perchè a quel punto il lavoro in pizzeria impegnava ogni mia serata. Tommy era fuori tutto il giorno, io uscivo di sera e rientravo troppo tardi per trovarlo sveglio, ma potevo sentirlo russare e rigirarsi sul divano. Una notte in cui ero particolarmente provato chiusi la porta alle mie spalle, gettai le scarpe di lato e barcollai verso la mia stanza, al buio, ma urtai Tommy che usciva dal bagno. Mi scusai e vidi la sua sagoma alzare la mano come a dirmi "no problem", poi se ne andò nella stanza della coppia. Sul momento lo trovai strano, ma naturalmente non c'era ragione che continuasse a dormire sul divano se c'erano tutte le camere libere.

Nonostante il sonno quella notte non riuscii a dormire molto, e la mattina stranamente trovai Tommy sveglio prima del solito. Anche lui non era riuscito a prendere sonno.

<<ti manca il divano, eh?>> gli chiesi scherzando mentre mettevo la caffettiera sul fornello. Lui mi guardò come se non avesse capito, così indagai ulteriormente. <<come hai fatto a entrare in camera di Luciana e Riccardo? Non l'hanno chiusa a chiave?>>

Pareva proprio che intendesse fare il finto tonto. <<Non ci sono entrato>>, rispose.

<<Ma ti ho visto ieri notte quando sono tornato, cosa sei, sonnambulo?>> insistetti, voltandomi per prendere due tazzine, ma quando tornai a guardarlo in faccia lo vidi sbiancato.

<<Non ero io>> balbettò. Non riuscii a trattenere una risatina.

<<Ok>> risposi alzando le mani, <<allora Bartolomeo è più furbo di te, si è preso la stanza migliore.>>.

Il caffè iniziava a gorgogliare nella caffettiera. Presi il guanto e iniziai a versare.

<<Comunque Bartolomeo è un bambino, e tu sei alto quasi un metro e novanta. Anche al buio mi accorgo della differenza.>> dissi a Tommy mentre riempivo la prima tazzina, dandogli le spalle. <<Non glielo dico mica a quei due se bivacchi nel loro letto, per quanto mi stanno simpatici potresti pure cagarci sopra...>>

Mi voltai con le due tazzine in mano, ma Tommy non c'era più. Lo trovai in salotto, che mandava messaggi col cellulare.

<<c'è il caffè>> gli dissi, ma mi ignorò. Dovevo uscire, quindi non me ne curai più.

Tre ore dopo, mentre ero in aula studio, mi arrivò un sms di Tommy.

"Abito in quella casa da quasi cinque anni, ma i ragazzi che mi hanno raccontato di Bartolomeo ci stavano da tre, e mi hanno detto che la storia gliel'avevano raccontata quelli che ci vivevano prima di loro, e ancora prima di loro c'erano solo i genitori del padrone di casa che sono morti. "

Alzai gli occhi al cielo (o meglio, al soffitto scrostato dell'aula) e ricacciai il cellulare nello zaino, dimenticandomene fino a sera, quando cercando le chiavi me lo ritrovai in mano. Subito dopo quello strano messaggio, Tommy me ne aveva inviato un altro, che sul momento non avevo letto. Lo feci mentre chiudevo la porta di casa dietro di me.

"Se la storia del bambino nelle pareti gira da tutto questo tempo, adesso Bartolomeo potrebbe anche avere la nostra età."

Ed essere diventato piuttosto alto.