ADRIAN, maestro di vita

Mentre scrivo sono le due di notte, sono in pigiama nel mio buco nerd e ho concluso la visione del primo episodio di Adrian. È stata un'esperienza quasi mistica, surreale, ma pregna di spunti di riflessione. Di Adrian se ne è parlato in lungo e in largo e io non ho intenzione di soffermarmi sul quanto sia pessimo perchè se se ne parla da giorni penso che un'idea ve la siate fatta.

Però Adrian è comunque un prodotto che ha un suo peso e una sua importanza: secondo me, ci servirà a ricordare 5 grandi verità sull'arte e su noi stessi.

1) LA POTENZA È NULLA SENZA CONTROLLO

Adrian è una produzione mastodontica: per il budget, che siano 10 o 30 milioni, per la lunghezza, per l'impegno profuso nel progetto, per i grandi nomi coinvolti e per le loro innegabili professionalità.

Eppure è una monnezza, ma come è possibile?

E più nello specifico, com'è possibile che così tante grandi personalità si siano lasciate coinvolgere in un progetto così palesemente fallimentare?

La prima grande verità che Adrian ci ricorda è che non basta essere un grande nome del disegno per realizzare un buon cartone animato o un grande nome della musica per realizzare un musical, perchè le moderne arti mediatiche sono il frutto di un insieme di competenze molto specifiche di cui anche il più grande artista potrebbe essere del tutto sprovvisto, competenze che devono confluire in una visione unitaria di un director in grado di comprenderle tutte e impiegarle per la buona riuscita del prodotto. Esempio massimo di questo, nel campo dell'animazione, è Walt Disney, che non era un grande disegnatore, un grande animatore o un grande regista, ma era un grande "direttore d'orchestra" e sapeva mettere tutti e tutto al posto giusto. 

Adriano Celentano, sfortunatamente, non è stato questo genere di figura.

2) UN PO' DI PSICOTERAPIA FA BENE A TUTTI

Chi scrive in genere lo fa di cose che conosce ed è inevitabile mettere un po' di sè stessi nelle proprie creazioni, ma a meno che non si stia scrivendo la propria autobiografia incentrare un'opera sulla glorificazione dei propri valori senza un minimo di contraltare e farli portare avanti da un personaggio sovraumano ed essenzialmente infallibile non è semplicemente un errore: è sintomo di un approccio infantile, all'arte e probabilmente alla vita stessa. 

Celentano di certo ignora il termine Mary Sue, ma questo è quello che ha creato con Adrian, personaggio che temo non sia meramente una idealizzazione di sè stesso ma come lui stesso realmente si vede, un'impressione certamente avvalorata dalle folle urlanti che a distanza di decenni dall'apice della sua grandezza ancora lo idolatrano come una divinità scesa sulla Terra.

Probabilmente, un po' di autoanalisi non gli avrebbe fatto male. Parlare con qualcuno di bravo è sempre una buona cosa!

3) IL VALORE DELL'UMILTÀ

Detta così pare una morale non più banale di quelle propinate da Adrian(o), ma ciò a cui mi riferisco è l'importanza di circondarsi di persone di cui non solo si ha stima professionale, ma che possibilmente siano più brave di noi. È chiaro che se Celentano avesse ascoltato almeno qualche parere da parte di qualcuno che sa quello che fa, probabilmente il prodotto che ha portato sullo schermo non sarebbe l'apoteosi di trash (in)volontario che è. Non è un caso che molti scrittori abbiano a disposizione dei beta reader che leggono il loro lavoro in corso d'opera e che molti film siano proiettati in anteprima per la critica: l'autore ha una sua visione, ma è un umano e può sbagliare e qualcuno che lo riporti sulla giusta rotta se e quando è necessario è davvero fondamentale.

4) CI SI ACCORGE DELL'IMPORTANZA DELLE COSE QUANDO LE SI PERDE

È facile deridere i brutti disegni o i buchi di sceneggiatura, ma in genere anche il più brutto dei film brutti mantiene un certo livello di presentabilità grazie al rispetto di una serie di regole del linguaggio cinematografico, regole che in Adrian sono del tutto ignorate. Mi riferisco a regia e montaggio, l'ABC di una qualunque produzione cinematografica che in Adrian vengono totalmente a mancare regalandoci perle come i disegni di Milo Manara (con tanto di firma sul foglio!) posti in sovrimpressione sullo schermo mentre Adrian e Gilda sfrecciano per le vie di Milano in bicicletta, accompagnate da zoomate sulla Via Gluck, motion comics e colonna sonora improbabile. Qui siamo oltre il brutto, qui siamo nella vera e propria incompetenza, una mancanza di basi imperdonabile per una produzione di questo livello. 

Dopo Adrian, non potremmo più dare per scontato davvero nulla.

5) DAL LETAME NASCONO I FIOR

Nella mia lunga carriera di guardatore di cose brutte mi è capitato raramente, ma forse direi mai, di imbattermi in un prodotto del tutto irrecuperabile, così privo di valore da poter trovare posto solo nel cestino. No, nemmeno Adrian è così brutto, ed è questo il suo più grave crimine: Adrian poteva DAVVERO rivelarsi una bella sorpresa. Per i nomi dietro al progetto, per la storia che ha il nostro paese nel generare prodotti e personaggi di un certo genere e per la rinascita che il cinema italiano sta vivendo in questo momento, Adrian aveva realmente le potenzialità per farcela. E questo ci insegna a non giudicare mai un'idea in sè e per sè, perchè da qualunque idea, persino dalla più improbabile, può nascere qualcosa di grande.

Naturalmente non è questo il caso. 

Però...