BANDERSNATCH: bivi a senso unico

Non ci saranno spoiler pesanti in questo mio commento su Bandersnatch, il film interattivo di Black Mirror, perchè indipendentemente da quello che ne posso pensare si tratta di un'esperienza che è bene fare restando il più possibile all'oscuro dei dettagli. Però ci saranno delle considerazioni che si potrebbero considerare spoilerose, per cui scegliete se proseguire o no!

Dunque. La prima e più importante questione da chiarire su Bandersnatch è che non è un film interattivo. Sì, lo spettatore ha la possibilità di compiere determinate scelte e sì, ci sono diversi finali che si diramano da tali scelte, ma man mano che si prosegue nel gioco si ha l'impressione che in realtà ci sia una direzione ben precisa da seguire e che le nostre scelte siano poco più che un'illusione - il che è perfettamente coerente la storia che il film ci va a raccontare. 

La struttura di Bandersnatch non ricorda tanto le storie a bivi o i librigame, ma richiama più quella dei loop temporali. Raggiungere un determinato finale potrà far partire i titoli di coda, ma ogni qualvolta compiremo una scelta considerata "sbagliata" o ci troveremo in una impasse un rapido montaggio ci riporterà all'ultima scelta utile, come in un giorno della marmotta che non è possibile superare prima di aver fatto la scelta "giusta" o perlomeno una scelta che ci permette di proseguire. È uno stratagemma molto intelligente dal punto di vista narrativo e interessante sotto il profilo registico, senza tralasciare che permette un'esperienza molto più fluida rispetto al ricominciare daccapo ogni qualvolta volessimo sperimentare una scelta differente.

Purtroppo, il rovescio della medaglia è come già anticipato che la tanto sbandierata interattività si riduce a poche scelte realmente significative e quel che è peggio è che le scelte più intriganti conducono a finali che sono poco più che easter egg o "bonus" che potrebbero ricordare i finali buffi di Silent Hill, dove si scopriva che a tirare le fila di tutta la vicenda erano simpatici cagnolini o extraterrestri. Il percorso posto di fronte a Stephan, il giovane protagonista della vicenda, potrà anche portarlo di fronte a molti bivi, ma ben presto il racconto assumerà l'aura di un flusso di coscienza incontrollato che ci porta verso un unico vero finale - nel quale, chiariamoci, potremmo anche non imbatterci, se decidessimo di considerare "buona la prima" e fermarci al primo che raggiungiamo. Bandersnatch però non vuole che ci fermiamo, vuole che l'impressione di assenza di controllo di Stephen diventi anche una nostra impressione, il che è molto furbo, ma forse inopportuno: far giocare lo spettatore per poi rivelargli che sei tu a stare giocando con lui è un capovolgimento tipico di questo genere di esperienze, ma rischia di lasciarlo con l'amaro in bocca quando si rende conto che, tutto sommato, è stato davvero solo uno spettatore.

Parlando della trama in sè e per sè (di nuovo, senza grossi spoiler) non mi posso dire particolarmente soddisfatto. La scelta di ambientare la storia negli anni '80 non ha alcun peso significativo ed appare come mero fanservice, che però temo inizi a risultare pesante anche ai più grandi fan di Stranger Things. Anche gli elementi tirati in ballo, il mondo dei videogiochi, gli artisti maledetti, la sanità mentale del protagonista e le cospirazioni di vario genere, hanno uno sgradevole retrogusto di già visto, non sono mai portati fino in fondo e lasciano sempre una brutta sensazione di vorrei ma non posso che inizia a farsi strada dopo i 30-40 minuti di visione e ci accompagna fino alla fine.

Tirando le somme, Bandersnatch è come prevedibile un esperimento riuscito solo a metà, in grado di catturare totalmente lo spettatore ma che perde almeno parte del suo fascino una volta entrati nel meccanismo, in una parabola di entusiasmo che si smorza man mano che si prosegue invece di portarci verso un climax realmente appagante e all'altezza dell'impatto iniziale.  Se i videogiochi stanno facendo passi da gigante arricchendosi di uno storytelling sempre più pregno e tranquillamente confrontabile con quello del cinema, il cinema ha invece ancora un po' di lavoro da fare prima di poter offrire uno spettacolo che abbia in sè anche una componente ludica o comunque interattiva. L'ibridazione di queste due forme d'arte è comunque qualcosa di auspicabile e in ambito videoludico abbiamo già avuto tentativi davvero ben riusciti, come le avventure (cinemato)grafiche di Telltale Games o Quantic Dream.