CRAFT AWAY

Non parlo spesso di letteratura ma ogni tanto mi pare giusto dimostrare che pur passando il tempo tra videogame e serie tv non sono un totale illetterato, quindi oggi vi parlerò un grande classico della letteratura moderna. Il libro di Minecraft! Bè, perlomeno UNO dei libri di Minecraft, quello che va più vicino al concetto di "libro di". Minecraft ha prodotto una lunga serie di libercoli e manualetti vari, ma Minecraft - L'Isola è il primo che cerca di elevarsi un po' dalla massa, perlomeno per quanto riguarda la penna che c'è dietro: quella di Max Brooks, autore di World War Z.

La trama è semplicissima: il protagonista è una persona della quale ignoriamo qualsivoglia background, genere compreso, che proviene dal nostro mondo e si risveglia in quello di Minecraft, un mondo di cubi e di mostri del quale dovrà imparare le regole per riuscire a sopravvivere. Fine.

La prima cosa che si nota di questa premessa è che, nonostante il protagonista (d'ora in poi Steve) sia consapevole di provenire dal nostro mondo, e nonostante il mondo di Minecraft non sia un'interpretazione realistica o verosimile di quello del videogioco, ma funzioni ESATTAMENTE come quello del videogioco (poi ci torno), costui non faccia alcun collegamento con il "vero" Minecraft. Il "nostro" mondo dal quale Steve proviene ha dunque una sua versione di Minecraft e lui non se la ricorda o è un mondo... SENZA MINECRAFT *dan dan daaan*?
La cosa non avrà mai risposta, così come nessun'altra delle domande che ci porremo durante il breve racconto, che altro non è che una serie di episodietti in cui Steve impara a barcamenarsi tra le dinamiche di gioco di Minecraft, riprese e riproste uno a uno nella narrazione. È una scelta strana, questa: quando si cerca di adattare un videogioco ad un altro media, generalmente si tende a rimuovere gli aspetti più ludici e meno realistici, ma Brooks è andato precisamente nella direzione opposta. Steve si trova in quello che in tutto e per tutto è Minecraft, il che significa che non può compiere nessuna azione che non sia prevista dal codice di gioco, come per esempio mangiare cibo che nel gioco non potrebbe mangiare o arrampicarsi su un albero. L'idea di essere costretti ad un set di movimenti predefinito sarebbe piuttosto inquietante nella realtà, ma la cosa viene affrontata solo dal punto di vista pragmatico, mostrando come si possano impugnare oggetti solo nella mano destra e non nella sinistra (almeno fino ad un più moderno aggiornamento del gioco) e altre limitazioni di questo genere. 

Personalmente trovo un'idea vincente quella di trasportare una persona in quello che è realmente un videogioco, con tutte le sue limitazioni, e non un mondo banalmente ispirato ad esso; tuttavia la cosa fa sorgere dei problemi, perchè alla fine il racconto si riduce ad infinito tutorial sulle meccaniche di Minecraft, dal combattimento all'allevamento alla creazione di circuiti di redstone. Tali tutorial, peraltro, non sono nemmeno troppo chiari se non si è già avvezzi al gameplay del sandbox Mojang: io, che ci ho speso diverse ore, sono riuscito a seguire la storia con facilità finchè si parlava di torce e spade, ma quando Steve ha iniziato a creare macchinari più complessi, che nel gioco non sono mai riuscito a costruire, mi sono bellamento perso per strada.

La storia della sopravvivenza di Steve sull'isola sulla quale si trova spiaggiato è corredata da una serie di moralette adatte ai più piccini, come "non arrendersi mai" e amenità di questo genere. Si tratta di un racconto, dunque, davvero poco interessante per chi non ama Minecraft, e non molto appetibile nemmeno per i fan del gioco che abbiano più di 10 anni. La confezione però è valida, l'idea di base mi piace e la copertina morbida è piacevolissima al tatto, per cui se siete curiosi un pensierino ce lo si può anche fare...