Full Metal Parruccabionda


Fullmetal Alchemist è sbarcato in grande stile su Netflix, con le due serie tv e poi con il film live action di cui vi parlo oggi. L'adattamento con attori delle avventure dei due alchimisti Ed e Al è strutturato in maniera simile alle trasposizioni di tanti altri anime: abbiamo il contesto introdotto senza troppa chiarezza o completezza, abbiamo un tentativo fin troppo palese di rifarsi all'estetica dell'originale, abbiamo un canovaccio di trama che mette insieme l'inizio della prima serie animata, alcune vicende rappresentative che stanno in mezzo e che si "conclude" con un finale aperto. Dal punto di vista narrativo la necessità di condensare tanto di tutto in poco minutaggio è un problema e risulterà subito chiaro come ci si trovi di fronte un film che da solo non si regge in piedi. Al di là di queste considerazioni generiche su quello che tutto sommato è un film godibile, quello che davvero mi ha infastidito di questo film è che sono tutti giapponesi.

Cioè, no, calma.

Allora, per me la questione razziale non conta nulla, purchè non si confondano Goblin e Folletti e cose del genere. Non me ne frega niente neanche di Hermionera - magari di Roland un po' di più, ma più che altro perchè lui avrebbe dovuto rappresentare lo stereotipo del cowboy e non una sua variante stile Django. La questione qui riguarda più la credibilità del mondo che si va a costruire: quando un mondo è pensato per richiamare quello occidentale, lo stile architettonico è occidentale, la cultura richiama quella occidentale, la storia e la politica e la società si rifanno in parte a quella occidentale, i personaggi hanno nomi occidentali... Ecco, se mi fai interpretare tutti da dei giapponesi un po' mi dai fastidio. Provate a immaginare un ipotetico "manga" ambientato in una terra che è chiaramente una versione alternativa del Giappone, dove ci sono guerrieri con spade e corazze uguali a quelle dei samurai,si mangia solo sushi e si beve solo sakè... ma tutti i personaggi sono vestiti come Fonzie e parlano in romanesco. Cioè, avrebbe un certo fascino perverso, ok, ma non sarebbe molto credibile.
In tema di trasposizioni io non sono mai stato troppo schizzinoso, anzi mi sono sciroppato un po' di tutto, da Death Note ad Attack on Titan, ma raramente ho visto un adattamento che nonostante il dispiego di mezzi non indifferente trasmettesse un feeling così... amatoriale. Per tutta la durata del film, nonostante la pregevolezza elle scenografie e degli effetti speciali (Al non è affatto male), la sensazione di guardare un fan film non mi ha mai abbandonato, complice il fatto che gli interpreti fossero evidentemente a disagio nell'interpretare dei personaggi che sembrano più che altro delle caricature degli originali.


Vabbè, tutta questa tiritera per dire che, talvolta, la fedeltà all'opera originale è fondamentale per la buona riuscita di un adattamento, ma altre volte sarebbe il caso di glissare su questo aspetto per concentrarsi sulla storia che si vuole raccontare e sulla maniera migliore per farlo con i mezzi che si hanno e nel linguaggio che si sceglie.
O almeno evitare il biondo.