GOOD OMENS: so bad it's so good?

Good Omens è una miniserie coprodotta da UK e USA basata sull'omonimo romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett, noto in terra italica come Buona Apocalisse a Tutti!

Dire che all'annuncio il mio hype stava nell'iperuranio è decisamente riduttivo: tra la mano di uno dei miei scrittori preferiti (Gaiman, Pratchett non lo frequento molto purtroppo) e il cast di tutto rispetto, capitanato da Micheal Sheen e David Tennant, mi sono approcciato alla visione della miniserie di Amazon Prime convinto di trovare una buona panacea che mi avrebbe dato una mano a superare la mancanza di Game of Thrones (no, Stranger Things non mi fa questo effetto e Chernobyl è una visione tutt'altro che consolante)

Purtroppo, le mie aspettative sono drammaticamente colate a picco già con il prologo del primo episodio. Mo', io non sono un superficialone che cerca solo effettoni specialissimi, ma fin dal primo minuto di Good Omens appare chiaro come questa serie non abbia un decimo del budget di cui avrebbe necessitato: gli effetti speciali e il make up sono terribili, senza mezzi termini, e riescono a spezzare l'illusione della finzione in ogni scena che ne faccia uso, cioè non poche. Tra CGI da Playstation (la prima, non la PS4) e spade di stagnola che non avrebbero sfigurato nel peggior episodio di Once Upon a Time, non si può proprio dire che Good Omens sia una gioia per gli occhi. I pochi soldi che la produzione ha avuto a disposizione sono chiaramente finiti tutti nelle tasche del cast, che tuttavia a parte i due protagonisti non si impegna più di tanto a rendere credibili performance in ruoli già di per sè sopra le righe, col risultato che molte sequenze che dovrebbero apparire divertenti o grottesche sembrano goffe pantomime senza capo nè coda, tra tutte quella della seduta spiritica del quinto episodio, di un cringe davvero raro in produzioni di alto livello come questa.

Anche la scelta di affidare uno dei ruoli centrali della serie ad un semi esordiente, il giovane Sam Taylor Buck, non ha pagato: il ragazzino ha l'aspetto perfetto per il ruolo del giovane Anticristo, ma la sua recitazione è così ingessata e inespressiva da far rimpiangere il Jon Snow di Kit Harington, con il quale è attualmente al cinema in La mia vita con John F. Donovan, tra l'altro.

Al di là di questi che per me sono grossi problemi, comunque, Good Omens sta piacendo non poco, il che mi stupisce considerando che si tratta di una miniserie dall'umorismo molto British che non va giù a tutti, me compreso. Di certo questo è dovuto alla bravissima accoppiata di protagonisti, l'angelo e il demone amici-nemici-masoprattuttoamici che tra le interpretazioni brillanti di Sheen e Tennant e il velatissimo (e secondo me inesistente, ma vabbè) sottotesto omoerotico della loro relazione non poteva che conquistare immediatamente gli spettatori... Almeno finché Crowley non si toglie gli occhiali rivelando il bruttissimo volto da demone che gli hanno malamente appiccicato in faccia, perchè no, con l'effettistica non si sono impegnati un minimo nemmeno per il protagonista.

Fermo restando che il modo migliore di godere di questa storia è sicuramente il libro, e la cosa non è così scontata visto che l'arte dell'adattamento cinematografico ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, Good Omens merita comunque un'occhiata, se non altro per apprezzare la bellissima colonna sonora e una delle migliori opening di sempre.