I Crimini di J. K. Rowling

Di recente io e J.K. Rowling non andiamo molto d'accordo. L'ultimo romanzo della serie di detective story su Cormoran Strike e Robin Ellacott non mi ha convinto neanche un po', il seguito teatrale di Harry Potter ha quel retrogusto da fanfiction glorificata che è difficile da mandar giù e ora I Crimini di Grindelwald, secondo dei CINQUE prequel di Harry Potter che esplorano la guerra magica parallela alla nostra Seconda Guerra Mondiale, ha messo a dura prova la dedizione dei tanti fan del Wizarding World.

Animali Fantastici, come è divenuto tristemente chiaro al termine del primo capitolo, non è una serie sugli animali fantastici più di quanto sia la storia di Newt Scamander, protagonista designato ma perlopiù costretto a fare da spettatore ad una serie di fatti ed eventi nei quali è coinvolto solo margianalmente. Attorno a lui ruota una serie di personaggi più o meno caratterizzati, ma che quasi tutti sono relegati ad un ruolo di comprimari in una vicenda che è ben lungi da dispiegarsi. Un giovane Albus Silente, Theseus Scamander, Leta Lestrange, Credence e Nagini, Tina Queenie e Jakob e naturalmente Grindelwald, teoricamente protagonista di un film intitolato ai suoi crimini nel quale commette la bellezza di... due crimini: un'evasione dove si preoccupa di non fare del male a nessuno e alcuni omicidi di comparse dei quali nemmeno si sporca le mani personalmente. E sì, ci sarebbe la faccenda degli Auror alla fine del film, ma i primi a sparare sono stati loro. 

In una trilogia, generalmente il primo film funge da introduzione, il secondo da lungo e pressochè inutile prologo per il terzo e il terzo da fine dei giochi. I Crimini di Grindelwald, però, si pone nella scomoda posizione di essere se possible ancora più inconcludente di un episodio mezzano. 
L'intero film si trascina pesantemente come una lunga indagine priva di indizi significativi fino alla (doppia) rivelazione finale sulle origini del redivivo Credence, lasciandoci il dubbio se la palese incongurenza cronologica che la accompagna sia un evidente indizio che qualquadra non cosa (ma contraddire tale colpo di scena in futuro renderebbe il film del tutto inutile) o una disattenzione dell'autrice, come la presenza ad Hogwarts della Professoressa McGranitt almeno trent'anni prima di quando avrebbe dovuto prendere servizio per la prima volta. Altri elementi introdotti nel corso della lunghissima pellicola non godono di alcuno sviluppo rilevante: un triangolo sentimentale privo di pathos e destinato a rimanere insoluto, una retcon sulle origini di Nagini che non porta da nessuna parte, una profezia di nessun interesse che si rivela sbagliata... i soli personaggi a compiere un qualche passo avanti sono le spalle comiche del primo film, la coppietta tra il babbano e la strega pazzerella. Anche lo scenario che fa da sfondo alla vicenda è del tutto irrilevante ai fini della trama: se nel primo Fantastic Beasts potevano conoscere meglio il mondo dei maghi attraverso uno spaccato della società magica americana, in questo secondo episodio la Francia è solo un backgroud sfocato in un racconto sconclusionato che salta da Londra a Parigi a Hogwarts senza mai davvero soffermarsi da nessuna parte.

Prima di vedere il film avevo sentito parlare di una storia matura, ma anche di una trama da soap opera. Al ritorno dal cinema, dico: magari. La maturità non manca, ma non è che la serie di Harry Potter fosse nuova a tematiche adulte e attuali, come dimostrò il secondo libro della serie dove tra un'innocua pietrificazione e l'altra si accennava a razzismo e politiche discriminatorie in una maniera molto cruda e lontana dalle atmosfere trasognate del primo capitolo. È proprio l'adultismo che manca, il che fa molto strano avendo di fronte un cast adulto. Ma Newt è un adulto solo anagraficamente, la povera Tina è ridotta a comportamenti da Minni che se la prende con il "signor Topolino" e il rapporto tra i fratelli con Theseus come termine di paragone è a malapena accennato. La soap opera c'è, sì, nella forma di parentele incerte, neonati scambiati nella culla e fratelli a sorpresa, in uno spiegone che forse avrebbe funzionato nella carta, ma che non fa lo stesso effetto dopo due ore di narrazione affaticata e farraginosa, in cui tutti parlano sottovoce e il tono è piatto e monocorde perchè a quanto pare è così che si fa un film "maturo"...

In un'epoca di sequel e remake accolsi l'annuncio di Animali Fantastici con grande ottimismo, perchè rappresentava l'idea giusta per continuare a mungere galeoni d'oro dal mondo di Harry Potter: un nuovo protagonista inserito in un momento inesplorato della storia del mondo magico, un approccio diverso dal genere young adult, una serie di idee e trovate che potevano realmente espandere l'universo ideato dalla Rowling. Avrei gradito molto un episodio o due incentrati sulla guerra contro Grindelwad, essendo inevitabile che la cosa si toccasse considerando il periodo in cui si svolge la serie, ma il virare interamente la serie su questo ha privato I Crimini di Grindelwad di una sua identità e di un suo valore come storia in sè e per sè, riducendolo ad un mero pezzo di un puzzle più grande - e nemmeno un pezzo bello e facile da incastrare, ma uno di quei pezzi monocromatici che se li perdi li puoi anche sostituire con un pezzo di cartoncino colorato.

La poco calorosa accoglienza del film, però, potrebbe ancora permettere un cambio di direzione. Dal 1927, anno in cui si svolge I Crimini, alla caduta di Grindelwad passano ben 18 anni. È difficile che il prossimo film compia un balzo temporale così grande e vada a concludere subito questa parentesi della storia, ma la mia speranza è che la questione possa concludersi in non più di due film, lasciando l'ultimo a raccontare davvero la storia che ci era stata promessa: quella di Newt e dei suoi Animali Fantastici.