LOVE DEATH + ROBOTS, mappazzone d'animazione

Non si può dire che a Netflix non piaccia sperimentare: prima i videogiochi in tv, con Minecraft Story Mode, poi l'episodio interattivo Bandersnatch di Black Mirror, e ora LOVE DEATH + ROBOTS, serie d'animazione antologica realizzata da Tim Miller (regista di Deadpool) e prodotta, tra gli altri, da David Fincher. Ma che cos'hanno in comune questi tre esperimenti che ho citato? Semplice: nessuno di essi è davvero riuscito.

LD+R è una raccolta di 18 episodi di durata variabile, indicativamente attorno ai 10 minuti, privi di un vero e proprio filo conduttore se non la presenza in ciascuno di essi di almeno uno degli elementi da cui la serie prende il titolo, una connessione comunque così labile da non farsi sentire in alcun modo. Ben lungi dall'essere un Black Mirror in animazione, LD+R manca di una propria forte personalità o di una direzione creativa ben precisa e accorpa storielle più o meno ironiche, drammi, distopie, storie d'amore, alieni e vampiri, così diverse tra loro da rendere difficile credere che dietro 14 di esse ci sia lo stesso scrittore. Il livello qualitativo è altalenante al punto da poter tranquillamente definire la serie un mappazzone: ci sono episodi del tutto dimenticabili come The Witness o When the yogurt took over, what if discretamente interessanti come Shape-shifters e Secret War, il viaggio onirico di Fish Night, la fantascienza classica (leggi: banale) di Beyond the Aquila Rift e Lucky 13, commedie non particolarmente comiche sulla morte di Hitler o su una civiltà sviluppatasi in un frigorigero... in ogni caso, dei 18 episodi solo due spiccano e meritano realmente la visione e sono Good Hunting e Zima Blue, due piccoli capolavori che paiono quasi fuori posto in una serie così piatta dal punto di vista contenutistico e comunicativo.

Poi certo, c'è il fatto che LD+R è una serie d'animazione venduta come roba "da grandi" e ogni episodio ha un suo stile che può piacere o non piacere, ma rappresenta comunque una bella panoramica su quello che è un mezzo che rischia di standardizzarsi troppo su stili già ampiamente formalizzati, per cui ricordare allo spettatore che l'animazione occidentale non è solo quella che vede al cinema male non fa. Ma la prossima volta oltre a LOVE DEATH e ROBOTS ci vorrebbe un po' più di PLOT.