MACCHINE MORTALI, un film come ne avete già visti

C'è un problema con la narrativa fantastica, che sia fantasy, sci-fi, young adult o affini, ed è che gli autori di questi generi si impegnano profusamente nella costruzione di mondi complessi e credibili (dicasi worldbuilding) ma hanno la tendenza a non porre la stessa attenzione nella stesura delle loro trame.

C'è anche un altro problema, riguardante gli adattamenti cinematografici in generale, di particolare rilevanza quando il materiale originale non è racchiuso in uno smilzo volumetto di 200 pagine ma si spande in numerosi tomi, e quel problema è che l'inevitabilità di scorciare il più possibile per stipare una saga intera in 2 ore di film porta spesso a tagliare non solo il superfluo, ma anche tanti, troppi di quegli elementi e dettagli che portano i fan ad amarla.

Non ho dubbi che i più sagaci di voi avranno già capito dove voglio arrivare con questa introduzione a Macchine Mortali, kolossal prodotto e parzialmente scritto da Peter Jackson e diretto dall'esordiente alla regia Christian Rivers. Tra l'altro, c'è un problema anche nel mettere fantastiliardi di dollari in mano a registi esordienti, ma in questo caso è proprio il minore dei problemi.

Macchine Mortali è ambientato un indefinigliaio di anni più avanti a noi, tant'è che noi siamo conosciuti come Antichi e abbiamo decretato la nostra fine con una guerra così devastante che ha letteralmente fatto a pezzi il pianeta. Per millenni l'instabilità geologica ha costretto i sopravvissuti ad una vita nomade e ad una continua lotta per accaparrarsi le poche risorse disponibili, sicchè l'estrema conseguenza di questa nuova società è stata la costruzione delle città a trazione, gigantesche fortezze su cingoli abitate da migliaia di persone che sopravvivono muovendosi continuamente e "mangiandosi" a vicenda. Ad opporsi a questo sistema denominato "darwinismo urbano" c'è la Lega Anti-Trazionisti, un'aggregazione di popolazioni statiche che vivono protette da una gigantesca barriera ad oriente di quel che resta del mondo. In mezzo a tutto questo, i due giovani protagonisti: uno storico londinese che sogna una vita di avventura e una ragazza cresciuta da un cyborg che cerca vendetta contro l'assassino di sua madre, che putacaso è anche un personaggio rilevante della città di Londra, che putacaso ha anche trovato una superarma degli Antichi con la quale potrebbe sconfiggere gli antitrazionisti, arma che putacaso può essere fermata solo da una specie di chiavetta usb che chissà mai dove sarà finita e che sicuramente non è il misterioso ciondolo donato dalla ragazza alla madre in punto di morte, a proposito ve l'ho detto che la madre e il suo assassino erano amanti e che del padre della ragazza non si parla mai?

Vabbè, credo abbiate capito qual è il punto di Macchine Mortali: è che si tratta di un film che avete già visto tante altre volte e spesso era pure meglio.

In Macchine Mortali incontrerete tantissime facce familiari e no, non mi riferisco a Hugo Weaving, che comunque ci regala una versione alternativa di Darth Vader tutto sommato apprezzabile. La maggior parte degli attori, dei personaggi, delle vicende raccontate hanno somiglianze davvero troppo sospette con altri nomi ben più noti della narrativa fantastica: la città di Londra con il suo supercannone montato sopra che si avvicina pian piano alla base ribelle mentre infuria la battaglia tra le aeronavi alleate ricorda fin troppo la Morte Nera e la stessa base è un po' come il Castello Nero protetto dalla Barriera di Westeros, il protagonista sembra la brutta copia di Eddie Redmayne, la sua amata è una giovane Ygritte, il leader dei ribelli si veste e si comporta come Morpheus, c'è persino un Terminator che poteva essere un personaggio davvero interessante (e nei libri lo è) ma ha sulle spalle il peso della battuta più imbarazzante di tutto il film. I due protagonisti hanno una discreta chimica, ma il loro rapporto si sviluppa su binari già battuti e non ci riserva nessuna sorpresa mentre la coppia-beta del film, costituita da due amici del finto Eddie, non porta da nessuna parte a causa della scomparsa ingiustificata dal film di uno dei due personaggi, di cui semplicemente a un certo punto ci si dimentica.

Nonostante tutto questo, però, Macchine Mortali è uno dei pochi film che avevo voglia di rivedere non appena uscito dal cinema. Probabilmente ad una seconda visione mi sarei annoiato esattamente negli stessi momenti della prima ma il fatto è che si tratta di una storia così elementare da fluire senza grossi problemi, interpretata in maniera abbastanza convincente ma soprattutto inserita in un mondo davvero bello e interessante, un setting che sarebbe davvero il caso di esplorare più a fondo. Macchine Mortali mi è piaciuto per la stessa ragione per cui, nonostante razionalmente non apprezzi i nuovi Star Wars o molti dei cinecomic Marvel, riesco comunque a guardarli con piacere: perchè è costruito secondo una formula collaudata che risponde ad una serie di esigenze basilari per cui il cinema di intrattenimento è stato concepito. Basta per promuovere un film, con tutto lo sforzo produttivo che si porta dietro? Non penso... ma basta per passare una serata senza troppi pensieri o pretese.