NUOVO SECOLO EVANGELION: A Cannarsi, senza recalcitranza

Ne parlano tutti e io, per una volta, posso stare sul pezzo: tutto il web è indignato per il nuovo adattamento di Neon Genesis Evangelion ad opera di Gualtiero Cannarsi, a distanza di vent'anni circa dal primo doppiaggio che egli stessi aveva realizzato.

Nei giorni scorsi ho assistito ad un piccolo evento, ben due lunghe dirette YouTube in cui il buon (?) vecchio Shito è intervenuto di persona per spiegare i perchè e i percome del suo peculiare metodo di lavoro, che da sempre desta considerevoli perplessità tanto tra gli aficionados quanto tra gli addetti ai lavori - tant'è che, come lui stesso ammette, non è a conoscenza di altri che applichino i medesimi suoi principi.

Al di là di che cosa si possa pensare di Cannarsi come persona, nel corso di questi confronti è purtroppo emerso con chiarezza come quasi nessuna tra le persone coinvolte fosse realmente pronto a sostenere un dialogo allo stesso livello con un interlocutore così preparato, nemmeno chi pur lavorano nel suo stesso ambito non è stato in grado nè di spiegare le proprie ragioni nè tantomeno di ribattere con cognizione di causa alle affermazioni, spesso controverse, di Cannarsi.

Appare evidente che siamo di fronte ad una persona che opera secondo una logica ben precisa e definita, sebbene certamente portata all'estremo, e non perseguendo un qualche obiettivo personale, così come è altrettanto dolorosamente chiaro che, come tutte le persone molto chiuse in sè stesse, nelle proprie convinzioni o nei propri principi (non necessariamente sbagliati, eh), Cannarsi non si rende davvero conto di quello che fa e soprattutto di quello che dovrebbe fare in quanto adattatore di un'opera, in questo caso, giapponese. L'assioma secondo il quale Cannarsi lavora è espresso da lui stesso con una certa semplicità. Parafrasando:

riportare quanto più possibile dell'opera originale in lingua italiana, avendo cura di usare quanto più possibile della lingua italiana per trasmettere quel contenuto.

Un intento lodevole che di certo perseguono tutti gli adattatori, anche se nelle dirette a cui ho assistito tutti quanti sembravano più interessati a rendere un'opera comprensibile anche ad un bambino di sette anni, il che ha sminuito non poco le loro argomentazioni.

Questo assioma, tuttavia, si scontra con un altro assioma, quello che è fondamentalmente la prima direttiva di qualunque traduttore o adattatore, una regola così banale che spesso non viene nemmeno specificata, esattamente come è accaduto nelle quasi 8 ore di discussione alla quale ho assistito:

un adattamento non deve rappresentare un ostacolo per la fruizione dell'opera originale

È una banalità, ed è stata occasionalmente sfiorata nel corso del lungo confronto con Cannarsi, ma che è stata più che altro appiattita da argomenti come "il mio amico illetterato non ha capito quello che dicono i personaggi" oppure "usi un italiano troppo arcaico".

Naturalmente, il punto non è questo, ma per comprendere quello che secondo me è il nocciolo della questione bisogna scendere nel campo delle speculazioni, che non si possono considerare verità, ma che non si possono nemmeno smentire - nel caso di questa specifica, nemmeno dal diretto interessato.

Più volte, Gualtiero Cannarsi è stato accusato di adottare un registro troppo personale nell'adattamento delle opere a cui ha lavorato, ed è infatti assolutamente innegabile che un adattamento effettuato da lui risulti immediatamente riconoscibile, persino da uno spettatore casuale. Cannarsi attribuisce questa caratteristica non ad una sua impronta personale che imprimerebbe, non volontariamente, sulle opere che adatta, ma esclusivamente al suo già citato peculiare metodo di lavoro, che diviene particolarmente evidente nel caso di adattamento di opere particolarmente complesse come Neon Genesis Evangelion.

Tuttavia, qualquadra non cosa.

Riguardo la complessità dell'opera, questa è innegabile, ma utilizzando questa caratteristica come scusante Cannarsi tralascia due elementi importanti: il primo è che si è occupato anche dell'adattamento di altre opere, e sebbene queste avessero una matrice comune (anime giapponesi, molti di provenienza Ghibli) non presentavano nemmeno lontanamente lo stesso livello di complessità... eppure, il suo approccio è sempre rimasto lo stesso, tant'è che, come già fatto notare, tutti i suoi adattamenti suonano allo stesso modo;

il secondo è che, ovviamente, Neon Genesis Evangelion non è nè l'opera più complessa che sia mai stata tradotta, ma nemmeno la più complessa proveniente dal Giappone, eppure solo nel suo caso si riscontrano questi problemi.

La mia ipotesi, che spero prima o poi venga espressa allo stesso interessato (magari da qualcuno che la condivide e che abbia più titolo di me per esporla) è che differentemente da quanto egli afferma, di certo in buona fede, una sua impronta personale sia invece presente nei suoi adattamenti e non abbia nulla a che fare con il suo metodo di lavoro, bensì con la persona di Gualtiero Cannarsi.

È sufficiente che lo si senta parlare per rendersi conto di come il suo italiano sia molto più complesso e per certi versi corretto di quello che parla l'italiano medio e, pur non conoscendolo di persona, è presumibile che questa sua caratteristica si estenda anche ad altri aspetti della sua personalità. Alcune sue affermazioni fanno chiaramente intuire come Gualtiero non sia una persona particolarmente avvezza alla socialità o all'interazione con il mondo di tutti i giorni, e questo inevitabilmente va a riflettersi in quello che è il suo lavoro. Attenzione: non voglio assolutamente dire che i personaggi "di" Cannarsi (semplifico per intendere i dialoghi dei personaggi che lui adatta, chiaramente) parlino come Cannarsi, cosa che egli stesso nega, ma molto più banalmente che Cannarsi non si rende conto, per una sua specifica peculiarità caratteriale, di storia personale o altro, che l'italiano che mette in bocca a questi personaggi non è l'italiano corrente.

Non è sbagliato, come gli viene spesso fatto notare a sproposito (e qualche volta a proposito), non è arcaico o aulico, non è una traduzione letterale dal giapponese, è piuttosto una curiosa ibridazione tra la quanto proposto in lingua originale e il suo personale modo di intendere la lingua italiana, il che dà vita ad adattamenti arzigogolati, poco accessibili, scarsamente applicabili a quello che è l'uso effettivo della nostra lingua. Vi ricordate la prima direttiva dell'adattatore?

un adattamento non deve rappresentare un ostacolo per la fruizione dell'opera originale

Purtroppo questo è precisamente quanto accade negli adattamenti di Cannarsi e sono assolutamente certo che accada senza che lui nemmeno se ne renda conto, perchè è quanto succede a chiunque in qualunque ambito: la nostra impostazione personale va inevitabilmente a marchiare il nostro lavoro e questo è tanto più probabile che accada quando manca una solida base teorica dietro il nostro operato, che lo stesso Cannarsi ammette di non possedere, in quanto self-made man senza studi specifici nel campo. Esempio personale: io adoro le allitterazioni e il mio primo istinto è ficcarle dappertutto, dovessi adattare un testo da un'altra lingua mi darebbe proprio fastidio non riuscire a inserirle, però mi rendo conto di questo mio "problema" e cerco di evitarlo. Ritengo invece che Cannarsi, per sue proprie caratteristiche personali e psicologiche sulle quali non mi permetto di metter bocca, non riesca a vedere questa sua peculiarità e non realizzi quanto di sè stesso infonde nei suoi adattamenti. A sostengo della mia ipotesi porto la più inoppugnabile delle prove: la lingua italiana. Quante volte Cannarsi ha dichiarato di voler sfruttare quanto più possibile di quello che offre la nostra lingua? E allora... perchè non lo fa? La lingua italiana è una delle lingue più ricche, belle e complesse al mondo, eppure nelle sue mani diventa rigida, inespressiva, non intelligibile se non con discreto sforzo, sforzo che dovrebbe essere rivolto invece alla comprensione dell'opera, non del suo adattamento.

Il mio umile ma, ritengo, potenzialmente utile suggerimento per Gualtiero Cannarsi è di continuare ad applicare il suo metodo di lavoro, che oltre ad avere solide basi permette allo spettatore di cogliere sfumature che un adattamento più "amichevole" potrebbe tralasciare, ma al contempo di reclutare un beta reader che possa fargli notare quando il suo lavoro risulta innaturale e poco fruibile; una persona al di fuori della sua cerchia, magari uno scrittore, qualcuno che lui possa stimare per la propria conoscenza della lingua italiana e magari delle opere sulle quali andranno a lavorare, ma che gli offra un punto di vista differente dal suo e che soprattutto sia in grado di offrirgli valide alternative che gli permettano di convogliare tutto il contenuto dell'opera originale sfruttando realmente le potenzialità della nostra splendida lingua, senza farsi limitare inconsciamente da blocchi che probabilmente nemmeno realizza di avere.

da Gli sconcertanti adattamenti italiani dei film Ghibli
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