OKJA

Più o meno una ventina d'anni fa ebbi la peggiore idea che un bambino delle elementari possa avere: sintonizzai il mio televisore su Rete 4 e, mio malgrado, incappai nel film Nestore, l'ultima corsa, di e con Alberto Sordi. Il film trattava di un vecchio conduttore di calesse e del suo nipotino che cercano di trovare un posto dove l'anziano cavallo Nestore possa trascorrere in pace i suoi ultimi giorni. Il titolo poteva lasciarmi presagire che la visione non sarebbe stata tra le più gaie, ma ricordo bene che dopo la fine del film il mio stomaco rimase chiuso per diversi giorni... Ecco, se avete dei figli iperattivi, sempre raggianti e pieni di vita, provate a piazzarli davanti a questo film e vedrete la scintilla nei loro occhi affievolirsi pian pianino fino a estinguersi. 

Terminata la premessa non necessaria non è proprio di Nestore che voglio parlare, ma di un film molto più recente ma che mi ha lasciato una sensazione molto simile: parlo di Okja, prodotto originale di Netflix che segue l'odissea di una bambina coreana (della Corea buona, cit.) che cerca di salvare la sua migliore amica, un gigantesco supermaiale geneticamente modificato, dalle grinfie di una multinazionale che vuole trasformare lei e tutta la sua stirpe in salsicciotti. A conti fatti ciò che i due film hanno in comune è davvero poco, a parte l'idea del bambino che cerca di salvare l'amico animale da una fine poco appetibile (eheh): Nestore non è un film strettamente animalista, mentre Okja ti sbatte in faccia la sua "morale" senza nemmeno cercare di mascherarla, anche se c'è da dire che si tratta di una morale meno granitica di quanto possa sembrare. Okja non è un film pro-vegan e non condanna il mangiare animali, ma semplicemente la brutalità dell'industria della carne e gli estremismi che si possono incontrare tanto tra i "pro", rappresentati dall'eccentrica leader della multinazionale Mirando, quanto tra i contro, come gli animalisti-terroristi che cercano di liberare Okja. 

Ciò che secondo me può far riflettere è che gli autori del film abbiano scelto come protagonista della vicenda non un vero animale, ma una creatura in computer graphics. È un passaggio che la fantascienza aveva già effettuato da tempo, mettendo in scena la paura dell'atomica, dell'ingegneria genetica o dell'intelligenza artificiale con iperboli come Terminator e compagnia bella, e naturalmente il fantasy è strapieno di messaggi ambientalisti, ma credo sia la prima volta che una tematica così cruda e concreta come quella trattata nel film viene esplorata mediante l'elemento fantastico. Naturalmente tutti noi sappiamo cosa c'è dietro la cotoletta che ci piace tanto, come i movimenti vegetariani e vegani non mancano mai di ricordarci, ma è innegabile che tale realtà, per quanto brutta, non susciti nulla nella maggior parte di noi al di là di un "eh si" di circostanza. Mi pare interessante come per veicolare l'emozione e dunque l'interesse dello spettatore per un argomento del genere si sia optato per mettere in pericolo una creatura immaginaria, ottenendo a parer mio più efficacia dell'ennesimo video sui poveri vitellini sacrificati per diventare cheesburger: una riprova di quanto sia profondo lo scollamento tra le persone e il mondo che le circonda e di quanto riusciamo a interessarci a qualcosa solo se ci coinvolge almeno in minima parte, persino se in maniera fittizia. 

Questa, comunque, non vuole essere né una critica ai satanici mangiacadaveri (in cui rientro a pieno titolo) né al film, al contrario: se per sensibilizzarmi sul consumo della carne mi fai commuovere con un supermaiale invece che con un normalmaiale il risultato lo ottieni lo stesso, forse persino più facilmente. Magari la narrativa serve anche a venire incontro a queste nostre stranezze da umani.