STRANGER THINGS 3: la mia resa

Potessi riassumere la mia opinione sulla terza stagione di Stranger Things in un'unico gesto significativo, sarebbe questo: un lungo sospiro. Stanco, e un po' sofferto.

Per i primi quattro episodi della nuova stagione della serie evento mi sono annoiato come raramente mi capita davanti ad una serie tv - e se non fosse pubblicata in un'unica tranche ma dovessi aspettare una settimana per ogni episodio ammetto che l'avrei semplicemente abbandonata senza troppe remore come ho fatto per The Walking Dead. Ho detto fino al quarto episodio, poi, non perchè dopo ci sia un reale miglioramento, ma solo perchè dopo il giro di boa raggiungere la fine diventa molto più semplice.

La terza stagione di Stranger Things non si può certo definire brutta, come non lo sono le prime due, per le ragioni che tutti già sappiamo: i bambini carini, i personaggi simpatici (stavolta tutti suddivisi in party), i riferimenti '80, i richiami ad un certo tipo di narrativa che per noi nostalgici funziona sempre... ma oh, dopo tre stagioni è tutto qua. È ancora tutto qua. Fin dalla prima scena il mondo di Stranger Things si espande, non più limitato a Hawkins e dintorni (ma avevamo già avuto un accenno di mondo esterno nella stagione due) ma arrivando addirittura in Russia, perchè si sa, siamo negli eighties e dei russi brutti e cattivi che parlano per stereotipi ma poi scoprono le gioie del capitalismo americano non se ne può proprio fare a meno. Eppure nonostante questo la storia è statica, immobile, perlomeno fino ad un finale che potrebbe effettivamente cambiare le carte in tavola, ma soprattutto prevedibile in ogni suo sviluppo. Il prezzo del fanservice è una stagione a zonzo tra corridoi grigi, esperimenti del governo, gente posseduta dall'alieno di turno che è un concetto sci-fi che speravo di essermi lasciato alle spalle e invece niente, ce lo ritroviamo pure qui. Non aiuta nemmeno il fatto che l'unica idea della stagione, quella del proxy del Mind Flayer, non è nemmeno originale ma è palesemente ripoffata dal corto Zygote di Neil Blomkamp e il risultato è una stagione che mi ha fatto sinceramente rimpiangere la prima, che nemmeno mi aveva entusiasmato.

Perchè per tutti questa terza stagione è la migliore in assoluto? Me lo sono chiesto sinceramente, mi sono letto recensioni e commenti e visto youtuber che stimo parlarne, e la risposta che ho avuto è esattamente quella che mi aspettavo: a nessuno frega niente che Stranger Things non abbia una trama, perchè a tutti interessa solo il fanservice. Non è che altri siano ciechi o che non ne riconoscano i limiti e il solo furbo sono io, eh. Semplicemente non interessa, finchè hai Dustin che canta Neverending Story, Steve col costumino stupido per tutta la stagione e ovviamente tutti i riferimenti alle tecniche e gli stilemi registici dei film dell'epoca che fanno andare in brodo di giuggiole i cultori. Perchè in Stranger Things la tecnica c'è, ma quello che manca davvero, nonostante la serie faccia di tutto per farti sembrare il contrario, è il cuore. Stranger Things non è altro che una fredda macchina per il fanservice, perfettamente funzionante, fatta per intrattenere un pubblico che vuole solo carezzine e nessun cazzotto.

E vabbè, allora godetevi il fanservice, ma per me non è mai stato abbastanza e non lo è specialmente dopo tre stagioni, perchè si parla di una serie che avrebbe un potenziale enorme, una serie che avrebbe davvero potuto lasciare un segno nella storia della tv, ma che a causa della sua incapacità di dire qualcosa di nuovo probabilmente esaurirà la sua corsa nel momento in cui al pubblico verrà meno la nostalgia - perchè verrà meno, come tutto, è solo questione di tempo. E allora verrà dimenticata, com'è giusto che sia per qualcosa che vive solo di luce riflessa.

Per me, invece, Stranger Things finisce qua.