The Cloverfield Fail

Sono state settimane impegnative su Netflix. Dovunque ti girassi nuovi film o episodi da vedere, come se la vita di una persona non fosse fatta anche di altro, per esempio di videogiochi. D'altro canto se un giorno ti svegli e ti ritrovi con il terzo capitolo della """serie""" Cloverfield appena sfornato non puoi certo dire di no.
Per chi non lo sapesse Cloverfield è una serie di film piuttosto insolita, giacchè i tre film che la costituiscono sono accomunati soltanto dalla casa di produzione Bad Robot... fino ad ora, almeno. 

Facciamo un breve recap:

Il primo film, intitolato semplicemente Cloverfield, è un monster movie realizzato per diventare "il Godzilla americano" ed è girato come un found footage, genere che nel 2008 andava di gran moda. Per quanto sia un esperimento a suo modo originale, Cloverfield è ricordato più per la campagna pubblicitaria virale che ci è stata dietro più che per l'effettiva qualità dell'opera: si tratta infatti di un filmetto estremamente scontato, appesantito da un cast di personaggi davvero poco sopportabile e incapace di sfruttare realmente le potenzialità della tecnica scelta per le riprese, tant'è che spesso il regista pare semplicemente dimenticarsene e riprende le sequenze come se fossero scene normali, ma con la telecamera mossa...

il secondo film della serie, 10th Cloverfield Lane, vede una ragazza segregata in un bunker sotterraneo ed è, a parer mio, il più riuscito della serie, grazie anche alla terribile interpretazione di John Goodman. Non voglio dirvi di più perchè è il genere di film che va visto il più "vergini" possibile ma fidatevi, sarà un'ora e mezza di visione davvero memorabile;
The Cloverfield Paradox è dunque il terzo episodio, prodotto in esclusiva per Netflix, ed è un film di fantascienza di stampo molto classico, che ha a che fare con una serie di sfortunati eventi che colpiscono l'equipaggio di una stazione spaziale mentre conduce un esperimento che potrebbe risolvere una gravissima crisi energetica mondiale. Paradossi come da titolo, horror grottesco e fattacci inesplicabili accompagneranno gli sfortunati protagonisti e il pubblico in una cavalcata che, dalle premesse, dovrebbe fornire un contesto per collegare tutti e tre i film in un'unica storia coerente... peccato che la coerenza manchi persino internamente. 
The Cloverfield Paradox è purtroppo una grandissima occasione sprecata, un film banale semplicistico sotto ogni suo aspetto, che sacrifica ogni tentativo di realizzare solida narrativa in cambio di ammiccamenti alla creazione di un universo condiviso di cui nessuno sentiva davvero il bisogno. Alla fine del film non solo non si avrà assistito ad una storia convincente e non si avrà alcun genere di riposta riguardo alle stranezze accadute a bordo della base spaziale, ma anche i collegamenti con i precedenti "episodi" risulteranno così labili da apparire forzati e inutili.
Negli ultimi anni, a seguito del successo del Marvel Cinematic Universe, le case produttrici stanno convogliando sempre più sforzi verso la creazione di opere multimediali che attraversino più canali e più capitoli, con ogni film, romanzo o fumetto che non rappresenta altro che un tassello di un grande puzzle che dovrebbe prima o poi andare a completarsi. Anche se all'inizio la tendenza poteva dirsi interessante, dopo alcuni anni possiamo tirare le somme ed affermare con una certa sicurezza che le cose non sono andate proprio come dovevano e che il continuo bisogno di lasciare questioni in sospeso e di rimandare al prossimo capitolo ha portato ad una quantità enorme di film incompiuti, ingodibili senza essere inquadrati in uno schema più ampio. The Cloverfield Paradox è purtroppo solo l'ultimo esempio di questo trend, che spero vivamente sia riassorbito il prima possibile. 
Il quarto capitolo, intitolato provvisoriamente Overlord e ambientato ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, dovrebbe uscire a ottobre e secondo il produttore J. J. Abrams sarà un film "folle". Ci fidiamo?