Ritrovarsi naufraghi su un pianeta sconosciuto, senza memoria e con la sola compagnia di un computer bravo solo a dare cattive notizie non è un buon modo per cominciare una giornata, ma l'importante è prenderla con filosofia e sperare in un colpo di fortuna che ci faccia ritrovare la rotta perduta... 


1. AVARIA E AMNESIA


Era come ritrovarsi di nuovo nel ventre materno.

Il lontano, costante, borbottante rumore di sottofondo lo cullava in un placido dormiveglia.

Il suo corpo galleggiava in una soluzione liquida che gli permetteva di mantenere una temperatura costante.

Da quanto tempo si trovava immerso in quell'oscurità viscosa? C'era mai stato un prima?

Nel buio, il solo punto di riferimento era il bagliore intermittente della spia rossa che, ogni tre secondi, tentava di riportarlo alla realtà. Dopo una lunga, interminabile pausa, un bip. Poi un altro. E un altro. E un altro e un altro e un altro e un altro, sempre più forte, sempre più forte, sempre più forte...

Il naufrago sussultò, come risvegliandosi dopo aver sognato di cadere, provocando un gorgogliare di bollicine. Il respiro artificiale indotto dal supporto vitale aveva già lasciato spazio all'annaspare nella mascherina che gli copriva bocca e naso, mentre alla cieca tentava di individuare il pannello di controllo della capsula tastandone la sua superficie liscia. Non funzionava niente. Naturalmente, o non ci sarebbero stati una spia rossa lampeggiante e un allarme sonoro che aveva così ostinatamente ignorato.

«Ben svegliato, marinaio. Le tue funzioni vitali sono regolari. Non hai riportato nessun trauma fisico, però sono costretto a rimandare la valutazione psicologica.»

Almeno qualcosa funzionava. FOCUS, l'I.A. del sistema di navigazione della sua navetta, sembrava di buon umore.

«Purtroppo non posso dire lo stesso di me.» continuò FOCUS, come in risposta al suo incauto ottimismo. «Mi duole di doverti informare che l'ingresso nell'atmosfera del pianeta mi ha costretto a impiegare il 93.7% dell'energia disponibile per mantenere funzionali gli scudi deflettori.»

Pianeta? Quale Pianeta?

«A causa di questo» proseguì abbacchiato il computer di bordo, «non ho potuto gestire l'atterraggio nella maniera ottimale e l'impatto ha danneggiato la maggior parte dei miei sistemi. Sono riuscito a prevenire la nostra distruzione, ma la situazione è precaria: la vasca di ricostituzione di questa scialuppa è inutilizzabile e il supporto vitale è al minimo della sua efficienza. Purtroppo non potrò garantire la tua sopravvivenza fino all'arrivo dei soccorsi.»

Il naufrago tentò di metabolizzare tutte quelle belle notizie, ma si sentiva come se la sua testa fosse piena di popcorn, con i pensieri che scoppiettavano di qua e di là senza nessun controllo. Doveva rimettere ordine nel proprio cervello scombussolato. Non ricordava nemmeno il suo nome: pessimo inizio. Però ricordava di provenire dalla Terra e di essere imbarcato su... una nave. Di quelle che viaggiano nello spazio, presumibilmente.

Christopher.

Ecco un altro nome che si ricordava, oltre a quello dell'intelligenza artificiale dell'astronave. Ma chi era Christopher? Era il suo nome? Non gli suonava bene, non si sentiva un Christopher. Era il nome della sua nave madre?

Ecco, ora sapeva com'era avere un'amnesia. L'ironia della sorte è che ricordava di essersi sempre chiesto come fosse avere un'amnesia.

«Il pianeta sul quale siamo atterrati potrebbe offrire qualche possibilità» osservò FOCUS, strappandolo al flusso sconclusionato dai suoi pensieri, «ma sfortunatamente non sono in grado di eseguire un'analisi dettagliata dell'atmosfera per stabilire se sia o meno sicuro uscire. Tuttavia, la capsula non è dotata di isolamento acustico. Prestando attenzione, potrai udire rumore di acqua corrente a pochi metri dalla nostra posizione.»

Era vero. Lo sciabordio di quello che poteva sembrare un torrente, lo sentiva già da prima di tornare in sé ma solo ora riusciva a capire di che cosa si trattasse. Acqua non significava vita, certo, la si trovava un po' dappertutto nell'universo, ciononostante quando sei nello spazio, circondato dal vuoto cosmico, su un pianeta sconosciuto a chissà quanti anni luce da casa, il suono dell'acqua che scorre aveva un che di rassicurante. Forse era istinto. Forse era solo molto assetato.

«A causa del malfunzionamento della pompa idraulica non mi è possibile far defluire il liquido di mantenimento. Non possiamo nemmeno utilizzare lo schermo per comunicare. Dunque, se vuoi uscire, batti un colpo sulla superficie interna della capsula con il pugno. Se preferisci aspettare i soccorsi, batti due colpi, ma devo avvertirti che anche l'apparato di comunicazione è in avaria. Allo stato attuale, non posso verificare se l'SOS sia stato lanciato o se sia stato ricevuto. Mi dispiace, marinaio.»

Il naufrago sospirò nella mascherina. Tra le scarne e inutili nozioni che rammentava c'era il calendario che si utilizzava a bordo della nave, diverso da quello terrestre, perché nello spazio non aveva senso basarsi sulla rotazione di un pianeta per calcolare il tempo. Non aveva idea di che data stellare fosse indicata su quale diario del capitano o di che anno fosse, però era quasi certo che sulla Terra fosse un lunedì.

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