1. L'INQUISITRICE


«Le regole» aveva sussurrato suo padre gettando sguardi nervosi fuori dal granaio, strizzando gli occhi per cercare di scorgere qualcosa tra gli alberi al di là della recinzione, «ripetimele!»

Lei non aveva risposto. L'aveva portata via dal letto in braccio e solo mentre la calava dentro il barile aveva capito che cosa stava succedendo. Il battito forsennato del suo cuore quasi copriva la voce di suo padre.

«La prima regola!» bisbigliò scuotendola.

«Non guardarli mai negli occhi» rispose lei d'istinto, riportando alla mente le storie che le raccontava quando la metteva a letto.

«Brava! La seconda regola?»

KIIIII!

Lo stridio di un rapace la riportò al presente. Alzò lo sguardo. L'uccello volava in direzione ovest, chiaramente senza nessuna delle difficoltà di orientamento che stavano rallentando il loro viaggio.

I cerchi di pietra delle rovine Faun punteggiavano la radura tutt'intorno a lei. Ricoperte di muschio e sparpagliate qua e là, le grosse pietre rettangolari la scrutavano come predatori acquattati in attesa di assalirla. Erano passati più di trent'anni, ma Justine ricordava bene la notte nascosta nel granaio, mentre suo padre faceva la guardia davanti alla fattoria sperando di dissuadere i Faun dal portarla via.

Alla fine fu suo padre a sparire...

Il cavallo scalpitò, impaziente e infastidito dall'insistente pioggerella che li aveva tormentati per tutto il pomeriggio. Anche Justine avrebbe scalpitato, per le medesime ragioni dell'animale, ma il suo rango e il suo ruolo non consentivano di mostrarsi disturbata da quisquilie come un viaggio disagevole. In quel momento non era semplicemente un ufficiale del Tribunale del Mattino, bensì l'incarnazione stessa della giustizia dell'Impero. Un'Inquisitrice: il titolo per il quale aveva sacrificato quasi ogni cosa. Ma in quel luogo, lontano dalla luce della capitale, si era d'improvviso trovata di nuovo nei panni della bambina spaventata dai mostri di tanto tempo fa.

Lo scout rispuntò fuori dalla boscaglia dall'altro lato della radura. Alla buon'ora. Justine lo vide confabulare con il capitano del drappello, che poi tornò baldanzoso verso il suo cavallo... e scivolò comicamente nel fango tentando di risalire sulla bestia. L'Inquisitrice sbuffò tra sé e sé.

Pochi secondo dopo il capitano, di nuovo in sella, portò il cavallo a fianco del suo e la aggiornò, cercando di mantenere una compostezza nonostante fosse ricoperto di fango dal berretto alla punta degli stivali.

«Il sentiero è stato cancellato dalle piogge stagionali, ma riprende a circa un miglio da qui. Proseguendo si ricongiunge con la strada principale» riferì, e Justine non poté fare a meno di notare la piccola esitazione prima di quel si ricongiunge, che suonava molto come dovrebbe ricongiungersi.

«Da queste parti non c'è modo di distinguere la Via Bianca da una mulattiera qualunque» rispose l'Inquisitrice senza nemmeno guardarlo in faccia. Poi, prima ancora che il capitano potesse credere di essere stato giustificato per la sua inettitudine, aggiunse «Al mio ritorno mi assicurerò che vi sia concesso molto tempo per approfondire la vostra conoscenza di questo territorio».

Il capitano deglutì nervosamente, ma più che rimproverarlo Justine cercava solo un modo dignitoso di lamentarsi. Ricordava bene le parole con cui il Tribuno aveva cercato di far passare quell'incarico come un'opportunità per brillare davanti agli occhi dell'Imperatrice: un'indagine perfetta per mettere a frutto la sua familiarità con le regioni più pericolose dell'Impero e l'indomabile fulgore che contraddistingue il suo operato per il Tribunale.

Già, o più probabilmente un tentativo di rispedirla nelle periferie da dove proveniva, come se la sua posizione non se la fosse guadagnata partendo da zero. Aveva impiegato quasi vent'anni, due decadi di studi, dolore e sacrifici per raggiungere il posto cui ambiva nella Capitale e nemmeno un anno dopo eccola spedita ai confini del mondo a inzupparsi fino alle ossa nel mezzo del nulla, per investigare su quello che in tutta probabilità si sarebbe rivelato un banale caso di diserzione. Perlomeno se così fosse stato si sarebbe potuta sfogare un po'.

Finalmente ritrovarono la strada. La Via Bianca terminava in una piccola stazione di posta in prossimità del ponte di pietra che, scavalcando un profondo burrone, collegava le Lande delle Ore Lunghe alle Terre del Tramonto, la periferia più remota dell'Impero. Al di là del ponte un sentiero scosceso serpeggiava giù fino alle mura del borgo di Porta Bianca.

Quando uscirono dalla boscaglia un uccello si staccò da un ramo poco sopra la sua testa e planò verso il villaggio a valle, confermando un suo sospetto.

Sanno che siamo qui.

Il sole del tramonto tinse di rosso i nuvoloni grigio-neri che sembravano chiudere la vallata in una tempestosa sfera di cristallo e la illuminò solo per pochi minuti, prima di scomparire dietro la montagna, la cui ombra si allungava sul villaggio. Justine si stupì di doversi sforzare per tenere a bada la bambina spaventata dentro di sè.