10. DAL FUOCO, NEL FUOCO


«Non guardarli mai negli occhi, perché vedresti te stesso come sei realmente» recitò la ragazza che portava la maschera bianca e priva di corna.

«Se dovessi vederne uno e lui non vedesse te fai finta di niente, perché non tutto è affare tuo» continuò in tono canzonatorio.

«Non trovi curioso che le regoline delle fiabe sui Faun si adattino così bene anche all'Impero? Direi quasi che siano pensate più per voi che per loro.»

Gli uomini travestiti da Faun circondavano lei e la vecchia, che pareva disgustata da quell'esibizione.

«Pensi davvero che questa messinscena possa spaventarmi?» Domandò Justine.

La ragazza sfilò la maschera e l'Inquisitrice si trovò faccia a faccia con la giovane locandiera di Porta Bianca.

«Forse non tu» rispose Tanita, «ma i valorosi soldati dell'Impero se la sono fatta sotto quando ci hanno visti. Persino il prode cavaliere si è preso un bello spavento, prima di capire chi aveva davanti.» Gli altri uomini mascherati ridacchiarono malignamente.

«Dove sono Sir Gofred e i miei?»

«Il cavaliere ha un valore come ostaggio,» intervenne un altro individuo grande e grosso, che Justine riconobbe come il capo delle guardie Clems Gerd. «Quanto agli altri, sottoterra c'è spazio da per tutti.»

Justine incassò il colpo senza cedere, ma il peso di questo suo ulteriore fallimento la schiacciò. Quei buffoni mascherati da mostri delle fiabe non l'avrebbero fatta franca.

«perché mi hai raccontato quella storia sui Mangiafuoco, sapendo che avrei sospettato della tua gente?»

«Non lo avresti fatto comunque? È quello che fa l'Impero, sempre... Speravo che aizzandovi contro gli abitanti di Porta Bianca li avreste spinti a ribellarvi a voi senza che dovessi pensarci io, ma la mia dolce nonnina,» così dicendo salutò la vecchietta con la mano e questa per tutta risposta le ringhiò dietro, «lei non è mai stata d'accordo e ha pensato di mettervi sulla giusta strada.»

«E così hai usato i trucchi dei Mangiafuoco per cercare di ucciderci alla Rocca.»

«E non è andata tanto male» le sorrise, «poi, mentre tu chiacchieravi con i morti Clems e i suoi finivano il lavoro.»

«E gli uomini della guarnigione scomparsa? Li avete ingannati fingendovi dei Faun, ma come li avete uccisi?»

«Ma come, non ricordi la terza regola? È la mia preferita!»

Naturalmente. Non accettare il loro cibo, perché la loro ospitalità è falsa.

«Erano in troppi per affrontarli come avete fatto con noi, così li avete scacciati dalla roccaforte con i vostri travestimenti e poi li avete uccisi avvelenandoli.»

«Erano già clienti abituali, dovevo solo portarli da me tutti insieme e offrire loro una bella pinta.»

Adesso Justine sapeva tutto ciò che le interessava sapere... Non che ciò le fosse di grande utilità. Non ne sarebbe uscita viva, ma la sua storia non sarebbe finita in un'anonima fossa comune ai confini dell'Impero. Il suo dovere lo avrebbe fatto fino in fondo.

«Tutto questo non ti porterà a nulla, ragazzina. Puoi uccidere ogni soldato che passerà di qua, ma quando l'Impero capirà cosa sta succedendo brucerà il villaggio e tutta questa valle maledetta.»

«Ci hanno già provato una volta! Mi hanno portato via i miei genitori» rispose lei, tentando invano di celare la sua collera, «e io porterò via all'Impero tutti i suoi figli!»

«Combattere il fuoco con il fuoco ti porterà solo a bruciarti. L'Impero non chiede altro ai suoi fedeli cittadini che questo!»

Justine vide i suoi occhi incendiarsi. Forse ce l'aveva fatta...

«Se è questo che credi» rispose malevola, «allora sarai la prima!»

La pira fu eretta nel bel mezzo della piazza di Porta Bianca alle prime luci dell'alba. La locandiera, che indossava di nuovo la maschera, stava tenendo un discorso concitato ai cittadini, che si stavano riversando nella piazza spauriti e confusi. Era quello che Justine sperava: testimoni che non avrebbero potuto tacitare in alcun modo. Quando Cuordombra avesse risposto alla lettera recapitata dal povero Stoff non avrebbero avuto dubbi sull'accaduto e quella follia sarebbe finita. Il suo compito era concluso.

Quello che non si aspettava fu il ruolo che riservarono a Gofred alla sua esecuzione. Il vecchio cavaliere aveva il volto tumefatto e una mano così malridotta che dubitava avrebbe potuto ancora brandire una spada. Prima di vedere il suo sguardo affranto, mentre la portava in braccio e la adagiava sulla pira, seduta come su un trono, non aveva mai pensato a che peso avrebbe potuto avere la sua morte su altre persone. D'altra parte non c'erano mai state altre persone dopo suo padre.

«Non darti pena per me, cavaliere» gli disse Justine dolcemente, «gli Inquisitori nascono nel fuoco e al fuoco tornano, in un modo o nell'altro. Un giorno danzeremo insieme nel Grande Focolare»

Fu Tanita ad appiccare il fuoco. Malgrado tutto quello che aveva fatto Justine non riusciva ad odiarla: sapeva che in un'altra vita al suo posto avrebbe potuto esserci lei.

Il dolore durò solo per pochi istanti. Quando le fiamme la avvolsero e la sua anima fu libera, Justine ritrovò un abbraccio che non la stringeva da molto tempo.

FINE