2. ALLA PENDOLA ROTTA


«È bella grande per un villaggio così piccolo!» osservò il ragazzo, mentre legava il cavallo del suo signore ad un palo nel cortile sul retro della locanda.

«Vai a cercare lo stalliere» ordinò Sir Gofred, «assicurati che ci sia posto per tre cavalli da stallare per la notte». Lo scudiero annuì e sparì dentro la stalla buia.

«Ha ragione» commentò il cavaliere, «mi aspettavo un'osteria da quattro soldi, ma questo posto rivaleggia con gli alberghi della Capitale in quanto a dimensioni.»

Era vero: con la base in mattoni blu e tre piani sopraelevati in legno dipinto di bianco, più larghi della base e sostenuti da massicci piloni ricavati da tronchi intagliati, la locanda di Porta Bianca era un edificio imponente.

«Non è mai stato nelle Terre del Tramonto, Sir?» domandò l'Inquisitrice, «Non è insolito trovare insediamenti come questo lungo la Frontiera. La guerra è stata logorante per l'Impero, ma spesso la miseria di molti è il profitto di pochi.»

«Immagino di sì» rispose lui grattandosi la barba grigia. «E per rispondere alla sua domanda, no, non ho mai visitato le periferie. Ho servito tutta la vita nella Guardia Imperiale.»

Questo chiariva anche il perchè alla sua spedizione si fosse unito un cavaliere, quando il resto degli uomini che le erano stati assegnati erano reclute o soldati che non avevano mai versato sangue. Probabilmente si era trattata di una sua iniziativa personale, forse un'ultima occasione per distinguersi prima di ritirarsi ad una vita tranquilla. Sir Gofred non era uno di quei cavalieri di cui si canta nelle canzoni. Era un uomo possente, alto e dall'aspetto nobile, ma nonostante la sua stazza e, forse, per via della sua età non più così giovane e dei suoi modi gentili, non si poteva definire minaccioso. Questo le sarebbe tornato utile.

All'interno la locanda non era altrettanto rimarchevole come dall'esterno: uno stanzone ampio ma scarsamente illuminato da due file di torce, con il soffitto basso in travi a vista e decorato con drappi rossi e verdi appesi alle pareti. Anche se in quelle regioni si cenava prima del tramonto era ancora abbastanza affollata, come Justine aveva sperato quando aveva deciso di trattenersi lì per la notte mentre il resto del drappello li precedeva alla Rocca. Se ci aveva visto giusto e qualcuno li stava osservando quello era un buon modo per mettergli pressione.

Attorno ai lunghi tavoli rettangolari sedevano un gruppetto di giovani che si accompagnavano a ragazze carine sotto l'occhio invidioso degli anziani seduti qualche tavolo più in là, una banda di uomini grandi e grossi che bevevano, presumibilmente minatori, e una compagnia di donne di mezza età che li guardava con disapprovazione. Appena misero piede nel locale percepirono lo sguardo degli avventori fissarsi su di loro e seguirli mentre si avvicinavano al bancone. Justine c'era abituata. Attraversò la stanza a passi decisi e con un gesto fluido si sfilò il mantello da viaggio, rivelando la divisa bianca e celeste degli Inquisitori; con un altro sciolse i capelli biondi, che le ricaddero fino ai fianchi. Aveva due modi per assicurarsi la deferenza delle persone: su alcuni funzionava di più l'autorità, su altri l'attrazione... e se intimidire quella gente non avesse funzionato poteva contare sull'assistenza di Sir Gofred, il cui atteggiamento rassicurante era certamente più indicato del suo per interloquire con contadine spaventate e vecchi zucconi che non si sarebbero piegati nemmeno di fronte alla minaccia della frusta.

«Benvenuti alla Pendola Rotta, che cosa vi porta nella terra dei giorni corti?» recitò la ragazza dietro al bancone, con un sorriso cordiale che non tradiva alcuna emozione se non la felicità dell'accogliere un nuovo cliente. Giovane, ma in gamba. Aveva i capelli ramati e gli occhi rossi, come la maggior parte degli abitanti di quella regione, e non poteva avere più di diciotto anni.

«Inquisitrice Imperiale Justine dei Campi Bruni. Io e Sir Gofred siamo venuti dalla Capitale per far luce sulla sparizione della guarnigione a presidio della Rocca della Porta Bianca. Ci servono due stanze per la notte e ho bisogno che ne liberiate un'altra per gli interrogatori.»

Anche senza voltarsi Justine rilevò la tensione che cresceva e riempiva la stanza come l'aria calda da una stufa. In realtà dubitava di dover condurre interrogatori: di certo il mattino seguente il sindaco avrebbe spiattellato dov'erano finiti quei cinquanta uomini prima ancora che il suo caffè si raffreddasse, o forse sarebbe stata la madre di una giovinetta fuggita insieme ad un soldato che l'avrebbe pregata di ritrovarla. Era chiaro che la loro presenza non fosse gradita, ma non c'era nulla che facesse sospettare qualcosa di più di dello scenario che si era già figurata: un manipolo di uomini demotivati, stanziati ai margini dell'Impero, che si erano stufati di fare la guardia a un portone chiuso da decenni e si erano dati alla macchia.

Nulla... se non l'espressione che si andava dipingendo sul viso della giovane locandiera.