4. STORIE


La pendola rotta che dava il nome alla locanda di Porta Bianca ne dominava la facciata, immobile al di sopra dell'insegna. Era ancora buio e Sir Gofred e lo scudiero Rodr l'aspettavano sul retro con i cavalli già sellati. Justine si sentiva la testa pesante, conseguenza di una notte di sonno leggero e sogni opprimenti, in cui Mangiafuoco incappucciati giocolavano con clave infuocate stringendosi intorno a lei...

Nelle Terre del Tramonto le giornate cominciavano tardi e finivano in fretta, ragion per cui non si sorprese quando, raggiunta la Rocca di Porta Bianca, i suoi uomini la accolsero con occhi sonnolenti e saluti impastati. Il solo a sembrare davvero sveglio era il capitano Stoff, che la raggiunse con un bollitore in una mano e un bicchiere di stagno nell'altra.

«Mia signora» la salutò con un goffo inchino con cui sparse un po' del suo caffè fumante, «desiderate procedere con l'ispezione o gradite prima una tazza di caffè?»

«Non faccio mai colazione» rispose Justine, sebbene quell'odore per una volta le sembrasse invitante. Il capitano annuì, poi si sporse di lato per guardare dietro il suo cavallo.

«Sir Gofred e il ragazzo non sono con voi?»

L'Inquisitrice e il cavaliere si erano separati all'altezza dell'incrocio tra la stradina che, serpeggiando in una gola seminascosta, conduceva alla Rocca di Porta Bianca, e un sentiero che costeggiava il versante ovest della montagna e si inoltrava nei boschi circostanti.

Sir Gofred non era convinto del racconto della locandiera.

«Mangiafuoco? Può darsi che qualcuno si sia rifugiato da queste parti, ma un'intera comunità nomade in qualche modo sfuggita all'occhio degli Inquisitori? E secondo la ragazza non cercavano nemmeno di nascondersi...»

«Difficile» aveva concordato lei, «e improbabile che siano riusciti a soggiogare da soli una guarnigione dell'Impero. Ma in dieci anni possono accadere tante cose. Gli Inquisitori sono cambiati, forse sono cambiati anche gli eretici.»

E così aveva inviato il cavaliere e il suo scudiero in una perlustrazione, in cerca di tracce del passaggio della presunta carovana. Ammesso ci fossero davvero Mangiafuoco a Porta Bianca, la locandiera sosteneva che avessero fatto proseliti tra la gente del villaggio. Il sindaco non l'aveva nemmeno accolta...

«Capisco» rispose il capitano al chiarimento dell'Inquisitrice, «dunque procediamo?»

L'ispezione della Rocca occupò il resto della giornata. Ricavata da una parete verticale della montagna, più che una roccaforte quella costruzione ricordava una segreta, con i suoi stretti corridoi di pietra e le stanze dal soffitto basso. I dormitori in ordine come per un'ispezione, l'armeria svuotata di armi e attrezzature, niente che indicasse furti o lotte. Tutto nella Rocca pareva non lasciare spazio a dubbi: i cinquanta uomini della guarnigione avevano preso armi e bagagli e se n'erano andati. 

Justine sedette alla rozza scrivania di legno del comandante e rovistò nei cassetti, in cerca di lettere o indizi di qualche genere, ma non trovò nulla di rilevante. Il capitano la sorprese lì, che si teneva la testa dolente con una mano. Forse avrebbe dovuto accettare quel caffè.

«Resta solo la Porta da controllare, ma si sta facendo buio, gli uomini sono un po' titubanti. Sapete, le storie...»

Sì, le storie. I bambini dell'Impero si sentivano raccontare storie di paura molto diverse in base a dove crescevano, ma la Porta Bianca ricorreva in molte di queste. Justine, nata in un villaggio di campagna, conosceva le storie dei Faun e di come fossero stati cacciati al di là dei confini dell'Impero, oltre quella porta, nelle terre dell'oscurità perpetua, ma per i bambini della Capitale si trattava solo di personaggi delle fiabe. A Luce dell'Alba temevano proprio quell'oscurità e gli incubi che li avrebbero divorati se la Porta Bianca si fosse spalancata, una credenza simile a quella sposata dagli stessi Inquisitori. La Justine adulta poteva cogliere l'ironia di tutto ciò, ciononostante non poté che provare soggezione di fronte alla Porta. Era una semplice porta di marmo biancastro, incavata nella roccia nella parte più profonda della roccaforte e sprangata con tre pesanti sbarre di ferro di costruzione più recente. Nessuno poteva toccarla e si sconsigliava persino di guardarla troppo a lungo. L'Impero doveva inviare un nuovo contingente... Forse le avrebbero ordinato di restare lì lei stessa? L'idea non le piaceva, per diverse ragioni. Le voltò le spalle e tornò di sopra.

«Non hanno lasciato tracce di nessun tipo» riassunse più tardi, davanti ai suoi uomini nella sala comune, «è come se la Rocca fosse stata costruita oggi stesso.»

«hanno avuto tutto il tempo di prepararsi, si sono portati dietro il necessario per scomparire per un po'...» osservò Stoff.

«Non i soldati» ribatté Justine senza guardarlo, «dei disertori non si preoccuperebbero di lasciare tutto in ordine, ma nemmeno si curerebbero di cancellare tutti i segni del loro passaggio. No,» concluse, «gli uomini che hanno vissuto qui non se ne sono andati di loro volontà.»