8. LEGGENDE DELL'IMPERO


Justine trascorse l'intera nottata e parte della giornata seguente in meditazione. Quando scese dalla sua stanza trovò Sir Gofred e il capo delle guardie Gerd che si fronteggiavano, con intorno una piccola folla costituita da guardie cittadine, dagli uomini della scorta di Justine e da alcuni clienti troppo curiosi.

«Non potete farlo!» Sbraitò Gerd in faccia a Gofred. Il cavaliere non si scompose.

«A dire la verità rientra pienamente nelle nostre prerogative, è così che funziona un Impero» ribatté Gofred impassibile, tornando a sedersi al tavolo dove una pinta di birra intonsa reclamava la sua attenzione.

«E vi rientra anche portare la sciagura sul nostro villaggio?» ringhiò l'altro, ma poi si ricompose, notando con un certo ritardo l'Inquisitrice che si faceva largo tra i suoi.

«Non c'è nessun pericolo intrinseco nel rituale che intendo compiere» spiegò brusca Justine, «i morti non possono nuocere... Ma le loro parole sì» aggiunse fissandolo dritto negli occhi, «è forse di questo che ha paura, capitano?»

Negli occhi di Gerd si accese un bagliore di furia; la mano destra di Gofred si mosse sull'elsa della sua spada...

«È tutto a posto qui, Clems?» La giovane locandiera spuntò alle sue spalle. «Ti porto qualcosa da bere?» Gli disse, sfiorandogli un braccio. Lui sembrò calmarsi.

«Me ne sto andando, Tanny. Nessuno dei miei uomini interferirà con la vostra stregoneria» affermò poi rivolto all'Inquisitrice e così si congedò.

Justine e Gofred si scambiarono uno sguardo. «Bene, possiamo cominciare» commentò lei.

Per il rituale Justine scelse la cantina al piano interrato, che fu svuotata e ripulita. Al centro, infagottate in un telo imbevuto di un particolare infuso di erbe (l'esperienza della locandiera con la flora locale fu determinante per prepararlo rapidamente) furono collocate le ossa del comandante della Guarnigione della Rocca di Porta Bianca, circondate da nove piccole giare per bruciare le essenze.

«Qualunque cosa sentiate vi esorto a non intervenire» disse Justine ai suoi dopo aver completato i preparativi, «il rituale non è pericoloso, non susciterebbe nemmeno tutto questo clamore se non lo chiamassimo rituale. Da queste parti la gente è molto impressionabile».

Gofred annuì, non troppo convinto e visibilmente curioso. Justine si sentì in dovere di chiarirgli le idee.

«Affacciarsi su un reame spirituale a cui non si appartiene può risultare stressante o persino spaventoso senza l'adeguata preparazione, tacendo poi della pena di dovertrattenere un'anima dal ritorno alla fiamma primigenia» spiegò, «ma non avremo un'altra occasione per parlare con una delle vittime, ammesso che non sia troppo tardi. Adesso lasciatemi sola.»

Gofred assunse la sua posizione fuori dalla porta di legno della cantina e istruì gli uomini, che si piazzarono a guardia degli ingressi della locanda. L'Inquisitrice sospettava che i Mangiafuoco potessero contare su alcuni seguaci tra la gente del villaggio e i suoi sospetti puntavano sul Clems Gerd. Il capo delle guardie non sembrava un uomo in grado di elaborare piani molto puliti, ma nei suoi anni a corte aveva imparato a non presuppore mai di sapere quello di cui qualcuno potrebbe o non potrebbe rivelarsi capace.

In realtà, si sentiva un po' deluso. Dopo una vita a proteggere uomini più importanti di lui aveva sentito il bisogno di vedere con i suoi occhi quell'Impero a cui aveva dedicato la sua esistenza, di scoprire se almeno in qualcuna delle leggende delle province c'era un fondo di verità. Per quel motivo si era unito a quella missione. I Mangiafuoco però erano solo traditori come tanti altri.

Avvertì l'odore dolceamaro degli incensi traspirare dal legno poroso della porta. Il rituale era cominciato. Attese, prestando orecchio allo scricchiolio dei pavimenti, allo scoppiettare della fiamma della torcia che illuminava il corridoio, udendo la voce dell'Inquisitrice conversare con quello che gli sembrava solo un sussurro ovattato. 

Poi, un lamento. Prima acuto, poi sempre più profondo, gli riempì le orecchie, penoso come la protesta di un uomo che non vuole morire, ma con la differenza che in quel caso Gofred non poteva far nulla per alleviare la sua sofferenza. Gli bastò questo per capire cosa intendesse l'Inquisitrice parlando di adeguata preparazione... 

Alla fine, com'era iniziato cessò. Gofred fu tentato di rientrare nella stanza, ma ricordò i suoi ordini... poi si rese conto di un altro rumore. Un rantolio, e qualcosa che strisciava sul pavimento. Proveniva da sopra di lui, dal salone centrale della locanda.

«Marcel!» Chiamò, «Finn!» ma nessuno rispose. Dai gradini che portavano di sopra avrebbe potuto affacciarsi senza perdere d'occhio la porta della cantina: sguainò la spada e salì le scale.

La delusione svanì.

Quando Justine riprese il pieno controllo di sé le sfuggì una risatina.

FAUN.

Nient'altro era riuscita a strappare a quell'anima tormentata, ma tanto le bastava.

«Proprio come con papà e le sue storie» rifletté, «alla fine hanno fatto davvero bene a mandare me.»