3. RICORDO E TESTIMONIANZA


Il locale adibito ai bagni, con i muri in pietra grezza e un piccolo caminetto a fornire una traballante fonte di luce, non si poteva definire accogliente, ma almeno era riservato e silenzioso. Il meglio che la locanda di Porta Bianca poteva offrire ad un alto ufficiale dell'Impero non si poteva proprio paragonare con l'agio di cui persino il popolino poteva godere nella Capitale... E per un momento Justine si vergognò di quel pensiero: da bambina per darle una lavata suo padre doveva quasi legarla, ma ogni volta che riusciva a sfuggirgli si tuffava nel laghetto dietro la fattoria e ne usciva ricoperta di fango e vestita di alghe. Indugiò in quei ricordi, adagiandosi al bordo della vasca di legno e lasciandosi scivolare sotto la superficie dell'acqua fino alle orecchie. Mentre il suo corpo si rilassava la sua mente fu libera di vagare per qualche momento...

«La seconda regola: se dovessi vederne uno e lui non vedesse te, fai finta di niente. Non guardare dove va o cosa fa. Ignorarlo. Hai capito?»

C'erano delle ombre, tra gli alberi, nell'oscurità...

Il suono della campanella la riportò alla realtà. L'acqua, che era ben calda quando vi si era immersa, si stava raffreddando. Per un terribile momento, appena realizzò di essersi assopita, pensò che le fosse stata tesa una qualche trappola, ma l'unica trappola in cui era caduta dopo settimane di viaggio era quella della comodità. Non ne fu fiera.

«Avanti.»

La giovane locandiera spinse la porta con i fianchi ed entrò, portando con sè un grande catino di metallo pieno d'acqua fumante che doveva sollevare con due mani, poi richiuse la porta con un piede.

«Perdonate l'attesa, mia signora» disse abbozzando una riverenza, ma il peso che trasportava finì col tirarla giù in un goffo inchino.

«Ti occupi di tutto da sola?» le chiese Justine nel tentativo di sottrarla all'imbarazzo. Doveva sentirsi a suo agio per parlare liberamente.

«Di norma no» rispose la ragazza riprendendo fiato, «la locanda è di mia nonna, ma in questi giorni non si sente bene.»

Sollevò il catino all'altezza del petto e lo appoggiò sul bordo della vasca, dietro la schiena di Justine.

«Forse dovreste spostarvi un po', l'acqua è molto calda.»

«Va bene così» rispose Justine, che sentiva già la pelle d'oca correrle lungo le braccia. L'acqua bollente si riversò sulla sua schiena e lei trattenne un gemito, ma non appena si mescolò a quella ormai fredda della vasca la temperatura tornò ad essere accettabile.

«Avete bisogno di aiuto con il bagno? Non c'è sovrapprezzo.»

«Non è per questo che sono qui» tagliò corto Justine, «hai detto di dovermi parlare e di non poterlo fare in pubblico. Ti ascolto.»

La locandiera sembrò tornare improvvisamente da un luogo molto lontano. Il suo sguardo si fece più cupo.

«Non so di chi posso fidarmi» rispose, «alla gente non piace sentir parlare della guarnigione o della Porta, dopo quella sera.»

«Perché hai detto "della guarnigione o della Porta?"» la interruppe Justine, «Dovrei credere che siano andati dall'altra parte?»

«Non lo so!» ribatté la locandiera, sulla difensiva, «È quello che dice qualcuno, ma lo dicono di qualunque cosa un po' strana che succeda da queste parti, per gli anziani ci sono di mezzo sempre la Porta o i Faun...»

«Non mi interessano le superstizioni!» sbottò Justine, poi Justine si voltò verso di lei e la fissò dritta negli occhi rossi. «Questa è un'indagine ufficiale del Tribunale del Mattino. Nove settimane fa la Capitale non ha ricevuto il rapporto periodico dalla Rocca di Porta Bianca. Non ci sono pervenute comunicazioni allarmanti da parte di altri avamposti, ragion per cui nessuno si è preoccupato. È stato il sindaco di Porta Bianca ad informarci di quanto successo: cinquantadue uomini svaniti nel nulla in una notte. Abbiamo pensato ad una ribellione o una diserzione di massa, ma se sai qualcosa di più il momento di parlare è questo.»

La locandiera non abbassò lo sguardo. Justine ne prese nota. Poi la ragazza cominciò:

«La presenza dell'Impero da queste parti non è ben vista, ve ne sarete accorta anche voi... però, per chi fa il nostro mestiere non fa differenza da dove vengono i clienti e quegli uomini erano clienti regolari. All'inizio con la gente di qui si guardavano in cagnesco, ma sapete com'è, con un boccale in mano si diventa tutti amici, o almeno è quello che dice mia nonna...»

Justine dubitava che il compito di quei soldati fosse bere coi minatori o intrattenersi con le loro figlie, ma tralasciò questo dettaglio e lasciò che la ragazza proseguisse.

«Però non sono stati i soli nuovi clienti che abbiamo avuto di recente. Tre mesi fa è passata di qua una carovana. Di tanto in tanto capita, ci sono mercanti, saltimbanchi, mercenari che si fermano qualche settimana e poi ripartono» disse, e poi esitò. «Questi facevano giochi con il fuoco...»

Justine avvertì un brivido. Fu solo con grande sforzo che si costrinse a non raggomitolarsi nella vasca. Possibile che di nuovo, dopo tutti quegli anni...

«Penso che li abbiano presi loro... e che qualcuno li abbia aiutati.»