10 - DALLA TERRA AL CIELO


Le guglie della prima città si levavano dal bassopiano come ceri spenti, tristi e storti. Avrebbero potuto dirsi formazioni naturali, non fosse per la regolarità con cui raffiguravano un disegno geometrico intorno all'Anfiteatro Bianco al centro delle rovine. I pinnacoli rossi contrastavano con il materiale latteo, liscio e levigato, che costituiva i cerchi concentrici che scendevano giù verso le viscere del pianeta, e gli anelli che invece attorniavano la struttura e salivano per diverse centinaia di metri. Al centro di tutto, una colonna di luce che l'aliena non aveva nemmeno il coraggio di guardare direttamente, ma che a quanto pare rappresentava l'intelligenza collettiva che chiamava Coro e che aveva portato tutti e due, dopo lunghi giorni di viaggio, in quel luogo remoto.

Rune desiderava salvare il suo mondo, mentre il naufrago e FOCUS dovevano capire in che modo utilizzare il network che si manifestava come una nebbia mutaforma per scoprire se c'era ancora qualcosa del loro da recuperare... però si trovavano di fronte ad un bel dilemma.

«Non ho la minima idea di come interfacciarmi con questo Coro» sentenziò FOCUS dopo un giorno intero di scansioni. Il suo incontro con un clone del naufrago creato dalla nebbia gli aveva permesso di muoversi nella rete extraterrestre e sfruttarla a suo vantaggio, ma non riusciva controllarla a suo piacimento.

«E la nostra guida locale non sembra capirne più di noi» osservò il naufrago.

Rune passava tutto il tempo al cospetto della colonna di luce, invocando i suoi dèi, invano. Non si fidava molto dei due estranei, ma il naufrago non la biasimava: l'umanità aveva avuto anni di fantascienza per abituarsi all'idea degli alieni e adesso viaggiava nello spazio, ma nella sua cultura non c'era nulla del genere.

Trascorsero così tre giorni.

La terza notte il naufrago si trovò a contemplare il cielo vuoto. Si chiedeva come se la cavassero le altre Navi Bottiglia partite dalla Terra secoli prima, se avessero trovato una nuova casa dove stabilirsi o se l'umanità si fosse adattata ad una vita da nomadi del cosmo... Scivolò nel sonno con quell'immagine in mente e forse fu proprio quella che, scavando nel suo inconscio, piantò il seme di una buona idea.

FOCUS lo svegliò imitando il suono di una campana. Era ancora buio: brutto segno.

«Cosa mi sono perso?» chiese, ma la risposta giunse da sè, nella forma di stridii e ruggiti che provenivano dalla nebbia al di fuori delle rovine... che pareva pian piano avvicinarsi.

Rune stava in piedi su una passerella che si protendeva verso il pilastro di luce. «Il mondo si ribella al vostro canto!» gridava davanti alla luce, «Perché non intervenite?»

«Perché non possono.» rispose il naufrago, raggiungendola in cima all'Anfiteatro. L'idea germogliata nella notte stava dando i suoi frutti. «Ma noi si!»

«E tu cosa ne sai?» obiettò lei.

«Cerca di seguirmi: questo Coro ha creato la tua gente per comunicare con questo universo, per comprenderlo meglio, giusto? Ma qui tutto, compresi voi, è stato creato da loro, quindi è come se stessero parlando da soli!»

La terra cominciò a borbottare, mentre la luce del Coro lampeggiava come una lanterna con la batteria scarica. Restava poco tempo.

«Quello che vi serve è qualcuno di qui» continuò il naufrago «Un interprete! È per questo che mi hanno guidato in questo posto. Hanno percepito ciò che ALMA mi ha fatto sulla nave: mi ha dato la possibilità di capire... qualunque cosa potessimo incontrare!»

«Ha un suo senso» intervenne FOCUS, «la parte di ALMA che porti dentro di te è basata su Katarina Graves, una nota teorica di linguaggi non umani. ALMA deve aver creduto che il suo contributo poteva servirti.»

Dal silenzio di Rune capiva che l'idea non la convinceva, ma a lui sembrava molto chiaro. Tutta la sua strada conduceva lì, tutto il viaggio della sua nave e forse molto di più. Per anni l'umanità aveva sognato intelligenze extraterrestri che scendevano dal cielo per risolvere tutti i loro problemi, ma ora toccava a lui salire lassù e aiutarli. Forse tutto il percorso dall'umanità dai suoi albori fino alla rotta tracciata tra le stelle portava a quel momento.

«Ma forse è un'idea orribile. FOCUS, se mi senti urlare, salvami.»

«Non prometto niente.» rispose la I.A. Non se lo dissero, ma sapevano che a tutti e due dispiaceva di non potersi stringere la mano.

«Forse siamo tutti e due gli ultimi della nostra gente» disse infine Rune, «Se gli dèi ci hanno voluti qui, vuol dire che ci aspettano insieme.»

E così lo prese per mano e lo condusse verso la luce, dove la sua coscienza, quelle contenute in ALMA e il canto di Rune confluirono tutte insieme nella voce del Coro.

...

Dopo quella notte tutto tornò tranquillo.

Nè il naufrago nè Rune tornarono indietro, ma FOCUS continuò a sentire la loro presenza per molto tempo.

FOCUS non trovò altri sopravvissuti, ma l'uovo di Rune fu restituito dalla colonna di luce, il primo di tanti nuovi Euli.

FOCUS era con loro quando, tanti anni dopo, lasciarono il loro mondo per cercare la loro strada tra le stelle.

FINE