2. NELLE PUNTATE PRECEDENTI...


Il naufrago riteneva l'ottimismo, interpretato come il non abbandonarsi alla disperazione anche davanti alle peggiori avversità, tra le più importanti doti di un esploratore dello spazio, così batté un singolo colpo sul pannello davanti a lui. La spia rossa si spense e l'allarme ammutolì; il portello della capsula iniziò a vibrare, poi si sentì un suono sordo, ma niente di più.

«C'è qualcosa che blocca l'apertura del portello.» osservò FOCUS, «Forse siamo rimasti sotto una frana.»

Perché le frane sono la prima causa di incidenti nello spazio profondo, naturalmente.

«Se siamo sepolti» continuò, «con la scialuppa in queste condizioni può darsi che i soccorsi non riescano a individuarci nemmeno se trovassero il pianeta.»

Ci fu una pausa così lunga che il naufrago pensò che FOCUS avesse detto tutto quello che aveva da dire e stesse solo aspettando che il destino facesse il suo corso.

«C'è un'altra possibilità» disse infine, «Il fluido di mantenimento nel quale sei immerso è progettato per riparare anche organi artificiali, come le protesi robotiche. Rimuovendo il pannello alla tua destra il fluido si infiltrerà tra impianti della scialuppa e, se il danno è limitato, potrebbe riuscire a ripristinarli.»

Sembrava un piano un po' troppo improvvisato, ma comunque il naufrago seguì le istruzioni di FOCUS e rimosse il pannello. Il fluido cominciò a defluire gorgogliando all'interno del vano, svuotando lentamente la vasca. Dopo lunghi minuti, il naufrago poté nuovamente respirare senza mascherina.

«FOCUS» annaspò, la sua gola dolorante, «Funziona?»

«Il fluido sta ricomponendo i circuiti più basilari, ma è presto per dire se ci sarà d'aiuto.»

«Ok. Allora. Rapporto. Dimmi quello che sai. Io non ricordo niente, non so nemmeno chi sono. Comincia dall'inizio.»

FOCUS restò in silenzio per qualche secondo.

«Ho dovuto riorganizzare le informazioni in mio possesso per sintetizzare al meglio i fatti salienti. Ecco:

Anno 118 del calendario di viaggio, giorno 93. La Nave Bottiglia Christopher Pike raggiunge un sistema stellare sconosciuto. Nomenclatura: Spot313. Una stella, un pianeta, tre cinture di asteroidi, diverse nubi di polvere e detriti.

Durante la scansione preliminare del sistema agenti di origine ignota corrodono lo scafo, causando falle nei ponti 1, 9, 17.

18 minuti dopo l'inizio della crisi trovi rifugio in questa scialuppa e la espelli.

2 ore e 47 minuti dopo entriamo nell'atmosfera del pianeta denominato Spot-3A. »

Precipitiamo. Il resto lo sai.»

«Sì» rispose il naufrago, contrariato, «ma non posso fare a meno di notare che non hai detto una parola sul mio conto»

«Io sono un sistema di navigazione e supporto per i marinai» ribatté FOCUS in tono di scuse, «da qui non posso interfacciarmi con il computer centrale e scaricare i dati sull'equipaggio. Purtroppo non posso aiutarti più di così.»

Il naufrago sospirò. Perlomeno ora ricordava qualcosa in più. La Nave Bottiglia viaggiava nello spazio da decenni e lui era nato lì, come tutto l'equipaggio. Ricordava corridoi bianchi e uniformi di diversi colori, il bosco artificiale nel cuore dell'astronave e le fattorie antigravitazionali, ma fuori dagli oblò panoramici c'era sempre stato solo il vuoto dello spazio.

Dopo un lungo silenzio che FOCUS capì di dover rispettare il naufrago senza nome cominciò a sentire una vibrazione, prima sommessa e via via sempre più intensa. Poi lo schermo curvo che copriva l'intera superficie interna della capsula si accese e le telecamere dello scafo iniziarono a trasmettere immagini dell'esterno tutto intorno al naufrago, che si ritrovò in una sorta di bolla trasparente sotto un cumulo di pietroni bucherellati. Attraverso le rocce franate, però, filtrava luce.

«Funzionalità ripristinate al 27%. Analisi delle condizioni esterne in corso.»

«Dammi buone notizie, FOCUS, oppure rimettimi a dormire e svegliami all'ora di pranzo!»

L'I.A. tenne il naufrago col fiato sospeso per diversi minuti, poi concluse:

«Pianeta terrestre di sottoclasse B. Atmosfera respirabile, presenza di radiazioni nella norma. Metti la giacca, perché fa freddo!»

Il naufrago puntò i piedi contro il portello e spinse con tutte le sue forze: le rocce si smossero, rotolarono via una per una e un momento dopo il meccanismo di apertura cedette e lui si ritrovò a gambe all'aria, libero.

Emerse in una nube di vapore acqueo che limitava drasticamente la sua visibilità e scivolò giù finendo coi piedi in una fanghiglia densa. Poteva sentire il rombo dell'acqua attorno a lui, ma fu solo alzando lo sguardo che riuscì a farsi un'idea della sua situazione. Pareti di roccia porosa si innalzavano tutto intorno per decine di metri e da grandi bocche, o becchi, scolpiti dalla natura o forse da mani sconosciute sgorgavano cascate che si riversavano nella voragine in cui era precipitato, formando un bacino d'acqua schiumosa. Il cielo era appena visibile, la superficie molto in alto.

Non aveva immaginato uno scenario impressionante con montagne d'oro e pianeti giganti nel cielo, ma questo non gli sembrava molto promettente.