3. L'INIZIO DI UN VIAGGIO


Ai tempi della Terra c'era chi sosteneva che la vita fosse più facile e genuina quando l'uomo non dipendeva così tanto dalla tecnologia. Mentre contemplava le sue scarse risorse, con le mani sui fianchi e i piedi bagnati, il naufrago pensava che non ci fosse nulla di più bello di tanta sana, durevole, versatile tecnologia.

La capsula di salvataggio giaceva inerte sputacchiando fluido viscoso e rossastro, ma FOCUS si diceva fiducioso di poter ancora salvare il salvabile. Del kit di emergenza in dotazione invece non restava che una borraccia termica priva di tappo: tutto il resto, con buona probabilità, s'era sparpagliato da qualche parte su quella sperduta roccia spaziale durante l'atterraggio.

Nelle ore successive il naufrago ispezionò il perimetro della voragine, scoprendo che le cascate si riversavano in un sistema di grotte sotterranee e confluivano in un fiume che sprofondava nel buio per diversi metri sotto la superficie. Rovesciò sassi, smosse la fanghiglia con le mani e si immerse nella più profonda delle pozze, ma non trovò nessuna traccia di vita, perlomeno per come la poteva riconoscere. Nella storia dell'umanità l'incontro con entità biologiche extraterrestri era ancora un avvenimento riservato alla fantasia degli scrittori, ma d'altra parte lo erano anche gli atterraggi di fortuna su pianeti extrasolari. A pensarci si poteva dire protagonista di un evento storico fatto e finito, anche se dalla sua prospettiva gli risultava difficile vederla in quel modo: dal suo punto di vista era solo caduto in buco.

«FOCUS» disse, mentre seduto su un grosso masso grigio si svuotava gli stivali dall'acqua, «Le cose si fanno per bene oppure non si fanno. Abbiamo fatto naufragio su un pianeta alieno, quindi adesso andiamo ad esplorare il pianeta alieno.»

«Ammiro la tua forma mentis» rispose l'I.A. di bordo con il consueto tono cordiale, «ma da qui non mi posso muovere. Ammesso che tu riesca a uscire da questo crepaccio, ti ritroverai da solo»

«Darò solo un'occhiata in giro.» rispose il naufrago riempiendo la borraccia, che poi sigillò con un lembo della sua tuta, «Il nostro soggiorno potrebbe durare parecchio, devo capire se qui c'è qualcosa di vivo e se me lo posso mangiare. Per la scienza, ovviamente.»

Le pareti di roccia avevano una strana consistenza porosa che offriva appigli ideali per la scalata a mani nude, ma l'umidità le rendeva comunque scivolose. Il naufrago le risalì zigzagando nel tentativo di restare il più possibile lontano dalle cascate, ma le bocche dalle quali si rovesciavano nel bacino rappresentavano appoggi stabili dove riposare i muscoli di tanto in tanto. Per raggiungerle in sicurezza dovette superarle e ridiscendere, perdendo tempo ma guadagnando preziosi minuti di riposo.

Alla fine il naufrago raggiunse il ciglio del burrone e con un ultimo sforzo si issò su e si rovesciò sulla schiena, trovandosi a pancia all'aria sotto un cielo alieno.

Nello spazio, l'oscurità era costellata di stelle e sapeva che sulla Terra c'erano nuvole di ogni forma e dimensione, ma quel cielo era così vuoto da dare le vertigini. Non c'era una sola nuvola e persino il sole di quel sistema era a malapena visibile, occultato da una densa foschia atmosferica.

Il naufrago si alzò in piedi barcollando, ancora provato per lo sforzo, e si guardò intorno. Era come trovarsi in mezzo ad un mare in bonaccia: da orizzonte a orizzonte il terreno era del tutto piatto, un deserto polveroso di colore bianco sporco. Era difficile persino dire dove finisse il deserto bianco e dove cominciasse quel cielo fosco.

Mentre cercava di raccapezzarsi il naufrago sentì un botto, poi un fischio dietro di lui e, mentre si girava di soprassalto, con la coda dell'occhio vide un oggetto schizzare in su dal fondo della voragine.

«Ti sono mancato?» squillò FOCUS direttamente dentro la sua testa. «Ho lanciato un ripetitore e ristabilito la comunicazione a corto raggio con il ricevitore che hai impiantato nell'orecchio»

E che naturalmente il naufrago non ricordava di possedere. Per lo spavento per poco non ricascò nel buco.

«Sto scansionando la regione... Affascinante. Oggi è proprio il tuo giorno fortunato!»

«Ed è appena iniziato!» gli fece eco con poca convinzione.

«A quanto pare ci troviamo circa 700 metri sopra il livello del mare, su un altopiano. A ovest ho individuato la traccia di una delle nostre celle solari, potresti trasportarla nella tua borraccia senza correre rischi e ci fornirebbe energia per mesi, ma per raggiungerla dovrai camminare per 3 giorni;

A 18 ore di viaggio a nord-est, invece, rilevo il segnale di una seconda scialuppa di salvataggio, ma è impossibile stabilire in che condizioni sia o se ci siano superstiti.»

FOCUS tacque e il naufrago soppesò l'informazione, ma l'I.A. non aveva concluso.

«52 ore di passeggiata in direzione sud, infine, ti porteranno dritto nella Storia. Io conosco tutti gli idiomi correntemente parlati dalla specie umana, ma laggiù c'è qualcuno che sta chiacchierando e io non capisco una sola parola di quello che dicono.»