7. NAUFRAGHI


Il naufrago camminava da ore immerso in uno scenario che sembrava non cambiare mai, ma che nascondeva più misteri di quanti riuscisse a tenere conto. Gli umanoidi informi che gli avevano rubato il volto, le voci che cantavano nella sua testa e lo guidavano verso una destinazione ignota, l'innaturale sensazione di calma che lo pervadeva mentre si dirigeva verso il suo destino...

E poi c'erano i ricordi sulla Nave Bottiglia, riordinati in un puzzle cui sembrava mancare qualche pezzo. Aveva recuperato la memoria di sé stesso e del suo passato, ma c'era un buco vuoto che andava all'incirca da quando era entrato nella sala dell'interfaccia di ALMA per gli esami di routine fino a quando non si era risvegliato nella capsula. Naturalmente l'essere scampato alla morte per un soffio rappresentava una buona ragione per il suo stato confusionale, eppure... E poi c'era un particolare che non quadrava per niente: i Mozzi non potevano abbandonare la nave di propria iniziativa, perché il loro compito in caso di imminente distruzione della Nave Bottiglia era supervisionare la completa evacuazione dell'equipaggio, dei civili e degli embrioni in stasi. Allora perché FOCUS aveva acconsentito al suo accesso alla scialuppa, se ancora non aveva certezza che la Pike fosse perduta? E perché aveva taciuto del suo ruolo?

Forse qualcuno glielo aveva ordinato?

Forse entrambi avevano ricevuto degli ordini, di cui lui si ricordava?

Davvero troppe domande in sospeso, ma la cosa positiva è che proseguendo in quella direzione di sicuro si sarebbe imbattuto in qualche risposta... e, probabilmente, anche nella sua morte prematura.

Più ricostruiva i tasselli del suo passato, però, più le voci sembravano perdere la loro presa su di lui.

Passo dopo passo avvertiva la loro stretta sul suo corpo allentarsi... Finché, a un certo punto, raggiunse uno spiazzo in cui la foschia si diradava e lì poté fermarsi.

E per la prima volta dopo ore di marcia realizzò quanto male gli facessero i piedi. Per massaggiarseli un po' si tolse gli stivali e affondò fino alle caviglie in uno strato di sabbia tiepida. Sperò che fosse terapeutico. Si sedette a gambe incrociate e osservò i dintorni: il panorama indistinto e quasi onirico al quale si era ormai abituato lasciava il posto alla pigra risacca di una baia avvolta da bruma marina. E lì, quasi in secca su un basso fondale nel bel mezzo della mezzaluna di scogli e roccia scolorita, stava adagiato il relitto di un imponente vascello - non un'astronave, ma una sorta di catamarano, delle dimensioni di un antico galeone. Gli scafi erano realizzati con grandi foglie di un materiale simile al quarzo, mentre gli alberi, ricurvi, disegnavano un arco che andava da un lato all'altro dell'imbarcazione. Non sembrava danneggiata: era forse rimasta all'asciutto dopo un mutamento repentino della marea? Se le cose stavano così questo poteva significare che avrebbe dovuto allontanarsi da quel posto molto in fretta, o da naufrago sarebbe diventato uomo in mare... ma d'altra parte, tornare nella nebbia lo esponeva al pericolo di essere di nuovo rincitrullito dalle voci aliene.

Una cosa di cui si accorse più tardi del dovuto è che quella che gli sembrava una polena della nave lo stava fissando.

Nello stesso momento, in un umido buco in un deserto bianco, FOCUS stava rivalutando il suo stato mentale. L'I.A. della scialuppa di salvataggio della Nave Bottiglia aveva ripristinato sistema dopo sistema sfruttando al meglio le sue scarse risorse e ora si trovava costretto a consumarle per capire se non stesse diventando pazzo - il che per una I.A. è particolarmente sconveniente, perché hanno la tendenza a razionalizzare ogni cosa che pensano e da lì a decidere di sterminare ogni forma di vita organica è un attimo (almeno stando alle battute di dubbio gusto che facevano gli umani).

Il motivo per cui non si fidava più dei suoi sensori è che la scansione che stava conducendo sulla regione del pianeta in cui doveva trovarsi il suo naufrago continuava a restituirgli dati privi di senso: prima riceveva letture compatibili con la presenza una ricca vegetazione, poi raccoglieva dati che parevano provenire da un pianeta morto, ma un momento dopo rilevava segni che indicavano una basilare industrializzazione e che poi si spegnevano all'improvviso. Era come se i vecchi dèi del folklore terrestre stessero cambiando idea di continuo sul tipo di mondo che intendevano creare... ma di quali dèi si trattava?

Mentre rimuginava su questi interrogativi udì un tonfo - e poi qualcuno o qualcosa che cercava di forzare il portello della capsula. Lasciarsi sorprendere così era proprio da organici, ma quello che successe negli istanti successivi accadde con una rapidità che andava ben oltre le capacità di un cervello biologico. FOCUS ebbe appena il tempo di schermare il suo nucleo dati prima che, in meno di un secondo, i suoi sistemi fossero invasi e hackerati.

L'ultima cosa che vide fu il naufrago che scoperchiava la scialuppa con una forza che non apparteneva a un essere umano.