8. RUNE


Il Coro cantava con una moltitudine di voci ma nessuno, nell'universo in cui si era affacciato, pareva in grado di ascoltarle. A differenza di quello da cui proveniva quest'altro sembrava rimarcabilmente vasto, ma anche spaventosamente vuoto.

Privo di consistenza fisica il Coro imparò a modellare la materia di questo mondo e creò gli Euli, che nella loro lingua significava uditori, dotati di grandi orecchie con le quali potevano sentire il canto dei loro creatori e agire secondo la loro volontà.

Plasmati direttamente dal canto gli Euli affioravano in superficie nel Mare della Nascita e venivano raccolti da un nido galleggiante, dove trascorrevano tutta la loro vita cercando di raggiungere il più alto grado di consapevolezza. Al momento della morte gli Euli tornavano al Mare, portando con sè l'uovo maturato dentro di loro nel corso della loro vita di meditazione e con esso quella consapevolezza, come un dono per i loro creatori ai quali si ricongiungevano.

Adesso però restavano un solo Euli e un solo uovo, peraltro molto lontano dalla maturità.

Rune sospirò, tentando di mantenere la sua imbarcazione stabile mentre l'acqua ribolliva sotto di lei.

Alla comparsa di quel grande bagliore non si era impensierita, perchè gli Euli sapevano che il Coro proveniva da lì e per questo non avevano mai pensato che dallo stesso posto potesse provenire qualcosa di malvagio... ma poi aveva cominciato a piovere fuoco e il cielo era caduto sulle loro case e in attimo tutto il suo mondo era andato in pezzi. A salvarla era stata solo la sua curiosità, che quel giorno l'aveva spinta al largo del nido, dove sperava di poter assistere ad una nascita.

Da quando navigava Rune aveva visto più cose di quanto avrebbe potuto immaginare un tempo, molte spaventose, senza forma o incomprensibili. Lo stesso Coro sembrava... stonato,con certe voci che cantavano come sempre e altre che cercavano di sormontarle, mentre altre ancora non si riuscivano più a sentire.

Il solo conforto che Rune trovava in quel momento stava nel ripetersi la sua prima conoscenza, quella con la quale tutti gli Euli nascevano: tutto cominciava all'Anfiteatro Bianco, il luogo dove il Coro era giunto per la prima volta nel loro mondo. Ed era lì che era diretta, tra le rovine della prima città edificata dai suoi creatori, molto prima che concepissero la sua gente.

Rune sperava che raggiungere l'Anfiteatro e portare lì il suo uovo avrebbe potuto riportare il Coro alla ragione, ma forse ciò che la muoveva davvero era il suo desiderio di sentirsi più importante di quanto gli Euli in realtà non fossero... comunque non era il tempo di indugiare in dubbi del genere: aveva preoccupazioni molto più pressanti. Presto avrebbe dovuto sbarcare da qualche parte e proseguire il viaggio a piedi, sperando che la confusione del Coro non fosse tale da cancellare tutto quanto prima di arrivare a destinazione.

Per fortuna il vento soffiava forte nella direzione giusta.

Alla fine approdò molto prima di quanto non pensasse. Il suo vascello e si incagliò in una piccola baia che fino a poche ore prima non esisteva, dove le acque si ritiravano e lasciavano il posto a quella che sembrava una distesa infinita di nebbia. Era la polvere, solitamente eterea e intangibile, che il Coro utilizzava per le sue opere, uno strumento di creazione per qualche ragione trasformato in un mezzo di distruzione. Rune rabbrividì, dubitando per la prima volta della sua risolutezza. Non c'era modo di orientarsi a vista, capì sporgendosi dalla prua della barca, e chissà quali cose orribili aspettavano solo che mettesse piede a riva. Mentre cercava di farsi coraggio, però, vide qualcosa emergere dalla foschia - un essere che avanzava indisturbato come se tutto quel disastro non lo riguardasse. In quel momento si affacciò nella sua testa l'idea che dietro tutto quello che stava accadendo ci fosse un proposito, un desiderio di annientamento che apparteneva a qualcosa di estraneo al suo mondo. Non esisteva nulla, nella sua cultura, al di là dei cantanti e di coloro che li ascoltavano, ma ciò non significava che non ci fosse effettivamente nient'altro... un avversario del Coro, forse?

Rune si immobilizzò, mimetizzandosi con la prua dello scafo grazie alle sue piume cangianti, e aspettò la mossa dell'essere.

Rune non aveva del tutto torto, ma in quel momento di questo ne era a conoscenza soltanto FOCUS, che dalla sua prigione aveva avuto accesso ad un'incredibile quantità di informazioni. Adesso sapeva che c'era davvero qualcuno che viveva sul pianeta denominato Spot313 quando la Nave Bottiglia lo aveva scoperto, una piccola civiltà che probabilmente non era sopravvissuta al cataclisma provocato dalla caduta dei rottami della sua nave. Anche se era solo una macchina poteva rendersi conto dell'amara ironia dell'accaduto, ma fortunatamente, in quanto I.A. di una scialuppa di salvataggio, per la sua programmazione non era proprio possibile arrendersi.