9. CON UNA SOLA VOCE


Nell'istante in cui il gemello cattivo del suo naufrago aveva preso il controllo della scialuppa FOCUS aveva percepito una connessione con una specie di rete di comunicazione che si propagava su tutto il pianeta. Per proteggersi aveva blindato sè stesso dietro tutte le difese a sua disposizione, ma adesso quella brutta copia stava cercando di riprogrammare i suoi sistemi per uno scopo che non gli piaceva per niente. Dai suoi pensieri filtravano confusione e un desiderio di fuggire, di espandersi. Brutta storia, e FOCUS non intendeva restare a vedere come finiva: il suo hacker alieno era il duplicato di un'intelligenza umana (un'altra questione sulla quale avrebbe dovuto indagare) e anche se prima lo aveva colto di sorpresa non poteva certo competere con il suo cervello a matrice quantistica.

E così FOCUS glielo scaricò tutto addosso.

Altrove il naufrago, con le mani alzate in segno di resa, muoveva alcuni passi in direzione dell'alieno, che lo osservava immobile. Non si aspettava che comprendesse il suo gesto ma d'altra parte non aveva nulla con cui difendersi: tanto valeva cercare di fare una buona impressione. Si avvicinò cautamente alla riva ed entrò con i piedi in acqua, piacevolmente calda. Bastò un solo momento di distrazione, chinare il capo giusto il tempo di sorprendersi di quella sensazione gradevole sotto le piante dei piedi, che avvertì un frush e poi un plosh e un attimo dopo l'alieno stava guizzando fuori dall'acqua a mezzo metro da lui. Il naufrago si fece scudo con le braccia e quello gli si gettò addosso... ma, leggero com'era, non riuscì a sbilanciarlo e quasi rimbalzò indietro, portandosi a distanza.

Nessuno dei due aveva previsto quell'eventualità e così, interdetti, restarono a fissarsi.

A vederlo da vicino l'alieno non sembrava minaccioso, con quel corpicino minuto, la grande testa di barbagianni e le orecchie da volpe. Mentre stavano lì cercando di studiarsi reciprocamente sembrava recitare una sorta di nenia, senza muovere la bocca, rigida come un becco.

E ora? Il naufrago non intendeva tornare nella nebbia e rischiare che le voci lo rendessero di nuovo loro schiavo. Forse doveva semplicemente lasciar perdere quella bizzarra creatura e proseguire lungo la costa... ma poi successe un'altra cosa imprevista: mentre l'alieno seguitava a raccontarsi la sua incomprensibile filastrocca le sue parole divennero via via più intelligibili. Dopo un paio di minuti ne distingueva alcuni vocaboli, anche se non ne capiva il senso.

«Cosa stai dicendo?» Azzardò, e l'alieno balzò come un gatto spaventato.

Lo sconosciuto parlava la lingua del Coro! Inconcepibile. Nessuno parlava la lingua del Coro, per questo la sua gente esisteva. A meno che non provenisse davvero dallo stesso luogo dei suoi creatori...

«Chi sei tu, che parli la lingua della creazione?» domandò Rune, con una sicurezza che sperava gli nascondesse la sua paura.

«Sei tu che parli la mia lingua!» rispose il naufrago, perplesso. Era il caso di presentarsi? Poteva diventare complicato...

«Ascolta, c'è qualcosa nella nebbia che mi ha portato fino a qui. Hai idea di chi o cosa sia?»

L'alieno sembrava atterrito. Il naufrago non pensava che ne avrebbe ricavato grandi risposte, poi...

«Scusate se mi intrometto, ma qui c'è bisogno di qualche chiarimento!» disse una voce che proveniva da tutto intorno a loro, una voce che il naufrago non sentiva da un bel po'.

«FOCUS!» gridò all'aria, «Dove sei, vecchia zattera? Mi servirebbe proprio un passaggio!»

«Sono nato per questo!» rispose l'I.A. «Ma per prima cosa, lascia che porga i miei saluti quello che resta di mia mamma.»

Il naufrago non capì subito a cosa si riferisse, ma poi qualcosa nella sua testa scattò e riempì l'ultimo buco nel puzzle della sua memoria.

«Non so il perchè» disse, confuso, «ma ALMA ha trasferito una parte del suo programma dentro di me...»

«Non proprio» ribatté FOCUS, «se così fosse, ora il tuo cervello sarebbe coriandoli. Mettiti seduto e lasciati dare un'occhiata...»

Nei minuti successivi il naufrago e l'I.A. si raccontarono quanto successo dalla loro separazione e FOCUS espose la sua teoria:

«ALMA ha usato i suoi nanocomponenti per migliorare la parte del tuo cervello che governa la comprensione e l'uso del linguaggio. Per questo sei in grado di chiacchierare con il nostro amico qui e per questo io posso comunicare con voi dal mio buco, attraverso la rete bioneurale che ricopre questo pianeta. Il network ha copiato te e io, tramite il tuo doppio che aveva creato, ho copiato lui.»

«E secondo te ha senso?» chiese il naufrago e, se avesse potuto, FOCUS avrebbe risposto facendo spallucce.

Rune assisteva in disparte allo scambio tra lo straniero e la voce sconosciuta e non si capacitava di quello che sentiva. Non solo quell'essere spaventoso parlava la lingua del Coro, ma sembrava che il Coro gli rispondesse. Non capiva, ma gli Euli non dovevano capire, dovevano solo ascoltare la voce degli dèi, e adesso, la prima tra la sua gente, aveva l'occasione di parlare direttamente con loro.

«Aiutatemi!» chiese.